La telefonata di Alexia mi prese
in un momento di grande solitudine: avevo appena terminato di
discutere con l’amica del momento e ci eravamo lasciati in malo
modo, sentire quindi la sua voce mi riporta immediatamente al nostro
primo incontro.
- Ciao, sono Alexia –
- Ciao, che sorpresa, non mi sarei mai immaginato che mi chiamassi –
- Effettivamente non chiamo mai, ma questa volta ho fatto
un’eccezione. Avrei bisogno di parlarti –
- Sono tutto orecchi, oggi ho molto tempo libero –
- No, non al telefono, a casa mia, puoi venire? –
- Adesso? –
- Se sei libero anche subito, ho una… proposta da farti –
Mi sento contrarre il buco del culo, ma non può certo volermi vedere
per quello, in fondo ero stato solo un cliente come tanti altri ed
era passato più di un mese da allora.
- Effettivamente sono libero, non ho impegni, ma… mi prendi alla
sprovvista… venire a Milano… -
- Non ti preoccupare, non fai un viaggio a vuoto, ho un regalo da
darti che giustifica il viaggio… però se non vuoi… -
- Un regalo? Beh, ho il pomeriggio libero… mi preparo e vengo, sarò
da te tra un’ora e mezza –
- Spero che tu abbia anche la nottata libera e, comunque, preparati
bene e mettici anche più di due ore, ti aspetto –
- La nottata? Beh, domani non lavoro… mi hai molto incuriosito, mi
devo preparare… come l’altra volta? –
- Vedo che hai capito, ci vediamo da me, ciao –
Rimango ad ascoltare il segnale di fine comunicazione per alcuni
istanti: l’adrenalina mi scorre a fiumi. Prepararsi come l’altra
volta? Aveva una proposta da farmi? Un regalo? In fondo ero stato
cliente, non … amico, amante, collega… avevo prenotato, ero stato
chiavato come volevo e avevo pagato, fine del contratto.
Però rimane il fatto che aveva chiamato.
Mi slaccio i pantaloni e estraggo il cazzo, lo accarezzo e penso ad
Alexia. La rivedo con gli stivali mentre glieli lecco, sento ancora
il suo cazzone entrarmi nel culo, mi sento ancora dilatato… sono
venuto, lo sperma mi bagna la mano, è caldo…lo lecco e penso al suo:
ha lo stesso sapore, ma quando avevo la bocca intorno al suo cazzone
ero ancora vergine, poi mi sono fatto sfondare… e come l’è piaciuto
sfondarmi il culo!
Lecco le ultime gocce di sperma e mi vado a preparare. Ovviamente mi
vuole depilato, l’altra volta mi ero fatto fare la ceretta da
un’estetista, mi osservo…no, una passata veloce con il rasoio e è
tutto a posto. Fortunatamente l’inguine lo faccio depilare ogni
dieci giorni e proprio l’altro ieri ci sono andato.
Ecco fatto, ceretta, barba fatta con estrema attenzione, doccia.
Cosa metto? Qualunque cosa, immagino.
Sono in macchina e ormai vedo i primi casermoni di Milano, mi sento
rosso in viso, sono troppo eccitato, ho trovato eccitanti anche le
negre ai bordi della statale. Ce n’era una con un paio di
pantaloncini così corti e stretti che aveva fuori tutto il culo.
Aveva caldo e così s’era bagnata la maglietta bianca con l’acqua
così si potevano vedere perfettamente le tettone senza reggiseno e i
capezzoli grossi e scuri. Volevo fermarmi, era troppo invitante, ma
poi ho pensato a Alexia e il confronto mi è sembrato squallido: solo
la pelle nera era attraente!
Sono arrivato al posteggio, spengo la macchina. Mi sento ancora
rosso in viso, non posso farmi vedere così eccitato, farei qualunque
cosa per lei, ma… voglio prima calmarmi.
Chiudo la macchina e passeggio lungo la via: non ci sono negozi
particolari, ma un negozio di intimo lo si trova sempre. Le calze in
vetrina attirano la mia attenzione: nere, di 15 denari, con la balza
sottilissima che ha inseriti due gancini da fissare al reggicalze,
ovviamente di tipo speciale. Eccolo lì nell’angolo, di tessuto nero
senza pizzi, una fascia larga che abbraccia le anche, con gli
elastici che terminano con la fettuccia da infilare nei ganci delle
calze. Entrerei, ma prima voglio sapere cosa vuole Alexia.
Torno verso la sua abitazione e, prima di suonare il campanello, la
chiamo con il cellulare.
- Pronto? –
- Ciao, sono Andrea, sono sotto casa –
- Sali allora –
Lo scatto della serratura mi rimbomba nel cuore, le gambe mi si
fanno di cera e il cazzo mi inizia a tirare. La porta mi sembra
pesante, la apro e entro nell’ingresso. Mi rivedo travestita che
aspetto vicino a Alexia l’arrivo del postino, rivedo il suo vicino
entrare e l’occhiata che ci ha dato, soprattutto a me che non aveva
mai vista, mi rivedo sculettare agitando il culo a pochi centimetri
del suo viso mentre salivamo lentamente le scale.
Ritorno alla realtà e mi precipito all’ascensore.
Ci sono graffiti nuovi indirizzati a lei, come gli altri sono molto
espliciti, non capisco perché non li facciano togliere. “Ho goduto
nel culo della Dea” “Mi sono fatto pisciare nel culo, sborrare in
bocca…la prossima volta assaggerò la sua merda” “Devo portare qui
mia moglie a scuola di pompino, io ho già imparato”.
I piani scorrono nel vetro opaco dell’ascensore, il cazzo si estende
al massimo.
Apro la porta e infilo il corridoio. La porta è aperta, sposto la
tenda e me la richiudo alle spalle.
Alexia è superba come la ricordo.
Un abitino di tessuto nero la fascia dal ginocchio sino ad
avvolgerle il collo lasciando le spalle scoperte, non ha spacchi e
quindi il seno, il culo, il cazzo a riposo e le cosce si ritrovano
in grande rilievo. Mi accompagna in soggiorno ancheggiando sulle
ciabatte dai tacchi come sempre vertiginosi.
- …mi ha fatto piacere che sei venuti subito –
- …scusa, ma… sei splendida –
Anche se dotata di cazzo Alexia è molto femmina, si gira, mette in
fuori l’anca, vi appoggia la mano, apre al massimo le gambe tendendo
ancor di più il tessuto e facendo risaltare maggiormente le forme.
- Trovi? –
Mi inginocchio e striscio verso i suoi piedi, non l’avevo
premeditato, ma è veramente una Dea.
Le bacio la scarpa a punta, poi il piede accarezzandole il tacco, le
lecco anche il tacco di acciaio. Mentre le trattengo la scarpa lei
sfila il piede e me lo porge.
Glielo bacio sopra, sotto (amo quel profumo che solo i piedi
femminili hanno), glielo lecco con avidità, struscio la faccia sul
collo partendo dalle unghie dipinte di rosso, ritorno giù aspirando
sempre quel profumo celestiale, mi giro per baciarglielo meglio
sotto, la scarpa vicino a me profuma di lei e di pelle, a quel punto
Alexia mi appoggia il piede in faccia e mi accarezza, sento le dita
muoversi, indugia sulla bocca, me la apre…
- Ciuccialo per bene ma non bagnarmelo troppo, annusalo solamente se
proprio ci tieni –
- …. -
Non ho voce, mi rialzo solo dopo che Alexia si è già reinfilata la
scarpa.
- Scusa, …non era premeditato -
Mi fa alzare e senza dar peso all’accaduto mi accompagna in salotto,
facendomi accomodare su di un divano ad angolo.
- Ti sei ripreso? Bene, vedo che sei in ottima forma, avevo qualche
dubbio che tu non volessi rivedermi -
- Ho desiderato tutte le notti rivederti, ma…scusa se te lo dico, la
tariffa..., stavo risparmiando per rimanere una notte intera -
- Mi fa piacere, credevo di essere stata troppo… dura, ma devo
confessarti che mi hai preso la mano… mi sono lasciata andare,
troppo forse, non mi capita spesso se questo può farti piacere -
Per un attimo riprovo le fitte dilatanti dello stupro, anche se
inizialmente consenziente.
- E’ stato bellissimo – ammetto.
Mi si accomoda vicino, le tettone sporgono come un balcone, i
capelli sciolti sulle spalle, le gambe ripiegate unite come solo le
femmine sanno fare, rimanendo con le scarpe appoggiate a terra e le
caviglie ritorte, mi guarda e mi sorride, sa che mi ha in suo
potere, anche se non le leccavo il piede.
- Allora, hai come ti avevo chiesto il pomeriggio libero? –
- Sono qui, non tenermi sulle spine, sai… sono proprio ai tuoi piedi
–
- Benissimo, sapevo, anzi, speravo di poter contare su di te.
Allora, ti mostro il regalo per prima cosa –
Con un movimento fluido si alza e ancheggiando come sempre esce
dalla stanza, non faccio in tempo a pensare che è già di ritorno con
una scatola da scarpe, anzi, da stivali presumo, in mano.
- Questi sono per te, come ti avevo promesso –
Li apro, sono proprio stivali, lunghissimi, ovviamente neri,
ovviamente di pelle di pregio, appuntiti e con un tacco…mai provato
un tacco così alto, quasi non credo che si possano portare.
- Ti piacciono? –
- Sono bellissimi, il tacco…ma si può portare un tacco così? –
- Provali, poi mi dirai –
- Non ho portato calze…
- Lo immaginavo, c’è un gambaletto dentro ogni scarpa, solo di
prova, anch’io odio il gambaletto –
Apro la cerniera e tolgo la calza corta. Alexia si inginocchia ai
miei piedi e mi toglie scarpe e calze. Non voglio, ma lei fa solo
quello che desidera e quindi mi lascio preparare per la prova. Mi
infila le calzine, le odierà ma le ha acquistate di qualità, sottili
e lisce come i collant che preferisco. Mi siedo in punta al divano
per facilitarla, mentre mi aiuta con un calzascarpe a infilare il
piede nello stivale aperto, senza chiuderlo, poi mi infila l’altro
stivale. Lo spettacolo di lei inginocchiata ai miei piedi con il
balcone del seno così delineato dal vestito aderente mi fa quasi
venire. Adesso Alexia prende una corta fettuccia e la infila
nell’asola della macchinetta della cerniera, la prende tra i denti
e, dopo avermi guardato, la tira su chiudendomi gli stivali. Sento
il suo fiato salire lungo la gamba, ecco, uno stivale è chiuso,
toglie la fettuccia e l’infila nell’altra asola; adesso tira su, mi
sento eccitatissimo. Finito.
Toglie la fettuccia e la getta via.
- Come ti vanno? –
- Benissimo, …Alexia… -
- Prova ad alzarti, le scarpe si portano camminando, non solo a
letto –
Si rialza e mi tira in piedi.
E’ una sensazione bellissima, non credevo che tacchi così fossero
mettibili. Lo stivale è di qualità superba, mi abbraccia la gamba
come una seconda pelle fin oltre il ginocchio, la scarpa non stringe
e non soffrono neanche le dita nella punta. Provo a camminare e
ancheggio automaticamente come Alexia mi aveva insegnato. Il
pantalone nasconde ovviamente parte dello stivale, ma la parte che
si vede mi fa sentire già donna, solamente indossando questa scarpa
mi sono già catapultato nella mia parte femminile, quella che
preferisco, quella con cui godo di più.
Alexia, la gattona, mi si avvicina e mi bacia sulla bocca
abbracciandomi come farebbe un uomo, stringendomi forte la vita. Le
premo il cazzo contro il suo, lo sento molle però, mentre le tettone
si allargano contro il mio petto: quanto desidero averle anch’io le
tette!
Sento lo sperma salirmi dentro la colonna del cazzo, mi bagnerò le
mutande e macchierò i calzoni…, la sua mano mi apre la patta e me lo
toglie dalle mutande.
Le riempio la bocca.
In un attimo le rilascio tutto lo sperma trattenuto, come sempre non
ne lascia cadere neanche una goccia.
- Adesso che sei calmo, siediti che continuiamo il discorso –
Mi riaccomodo sul divano, sono sempre più disorientato.
- Allora, il regalo lo hai avuto…ti piacciono vero? Ottimo, adesso
ascoltami, qualche giorno fa mi ha citofonato un mio vicino, per
l’esattezza quello che abbiamo incontrato per le scale quando mi sei
venuta a trovare la prima volta. Esatto, vedo che ricordi, quello a
cui abbiamo sculettato in faccia risalendo in casa, prima…che tu
perdessi la verginità. Mi ha chiesto di te, pensando… che tu
lavorassi con me. Mi sono anche ingelosita, se è per questo, ma devi
aver fatto veramente colpo –
Il cuore comincia a battermi nelle orecchie: ho fatto colpo
travestito?
- E tu cosa gli hai detto? –
- Che non lavoravi con me, ovviamente –
- E… -
- E tutto è finito lì. Il giorno dopo mi ha chiamato ancora e mi ha
chiesto nuovamente di te, se avevo un tuo recapito. Allora gli ho
detto cosa voleva da te, che io ero lì, potevo fare anche meglio di
te…insomma gli ho fatto vedere un po’ di argomenti – si accarezza il
seno.
- Queste, gli ho detto, non le avevi. E’ diventato tutto rosso e mi
ha detto che ha letto attentamente le scritte che ci sono
nell’ascensore e…sono troppo dotata ha concluso. Infatti ha voluto
sapere se anche tu avevi le mie misure. Da questo arguisco che vuole
essere passivo. Dopo una lunga chiacchierata mi ha detto che gli
piaci anche fisicamente, sembri proprio una donna e lo ecciti
moltissimo –
- Sono esterrefatto. Ma cosa vuole da me? –
- Non hai ancora capito? Vuole scopare, anzi, probabilmente vuole
farsi scopare, e ha scelto te, un colpo di fulmine -
- Ma, gli hai spiegato che…insomma non l’ho mai fatto, non credo di
essere all’altezza, era la prima volta che… -
- Lo sa, gliel’ho spiegato, gli ho proposto anche amiche mie, meno
dotate, ma esperte. Niente da fare, vuole prima passare sotto le tue
mani, anzi, sotto il tuo cazzo. Quindi ti ha regalato quegli stivali
per venire fino qui e ascoltare la sua proposta, se l’accetti ti
aspetta a casa sua dopo che ti sei preparata. Se non te la senti, ti
rimangono quegli splendidi stivali –
Mi appoggio alla spalliera e me li osservo: sono veramente belli,
gli devono essere costati parecchio, chissà poi perché io.
- Non mi sento pronta, dopo quella volta… -
- Non ti devi preoccupare, Ugo, è questo il suo nome, sa che non sei
una professionista, anzi, che non hai mai fatto una simile
esperienza e che non avevi mai pensato di farla, proprio per questo
gli piaci, per la spontaneità e per l’aspetto: non sei contenta che
dopo esserti travestita una volta hai già gli ammiratori? –
- Certamente, solo che così alla sprovvista… -
- Cogli l’attimo! Ascoltami, se accetti ci sarà anche dell’altro:
l’intimo e i vestiti che vuole che indossi te li puoi tenere, sono
nuovi e con il cartellino ancora attaccato, poi se sei molto brava…
magari ci scappa la mancia. Ugo ha buona disponibilità quindi magari
qualche euro ci scappa –
- Mi consigli di buttarmi, allora? –
- Ma certo, buttati! Non è un brutto uomo, mi ha fatto capire che
sarà… passivo, ti ha comperato vestiti e stivali, gli piaci
moltissimo…meglio di così! Ti fai una bella scopata gratis e ti
porti a casa un abbigliamento completo. Non capitano così di
frequente questi colpi di culo! –
- Hai ragione, solo pensavo che mi avevi chiamato perché volevi fare
qualcosa con me, pensavo… -
- Devo confessarti che mi attrai, non per niente mi ero lasciata
andare più del dovuto. Da qui a chiamarti…, non è detto però che non
si faccia ancora qualche cosa assieme, magari con una terza persona
che ci paga il disturbo, se oggi ti lanci, non è detto che non ci si
possa rivedere per affari. Comunque adesso ti vado a prendere quello
che ti dovrai mettere e poi ti aiuterò a prepararti. Sei proprio
fortunata sai. Ma prima, un bel bagno, devi andare tutta profumata –
Ha una bagno enorme, con una vasca quadrata dove ci avrà sicuramente
scopato, specchi su quasi tutte le pareti, moquette spessa a
pavimento: una cosa davvero lussuriosa!
Il bagno schiuma è veramente profumato, dopo un bagno così caldo
sento veramente di femmina. Lo specchio mi rimanda la mia immagine.
Sono completamente depilato, il cazzo molle pendente, neanche
piccolissimo, mi manca il seno, ma la palestra mi ha reso il ventre
piatto e il culo sodo e ben alto. Le anche sono larghe, quasi
femminili.
Mi dirigo avvolto nell’accappatoio da Alexia.
- Benissimo, adesso vieni in sala trucco. Ecco, accomodati qui e
lascia fare a me. Per prima cosa tieni questa crema e mettitela dove
puoi, è una crema profumata…ti piace?…rende la pelle morbida. Bene,
le spalle te le faccio io… così…che belle spalle che hai, l’altra
volta ero troppo presa a fotterti che quasi non ci avevo
badato…attento, devi rimanere calmo, così nudo mi accorgo se ti
ecciti –
- Fai apposta, vero a farmi eccitare? –
- Un poco, vorrei però che tu ti controllassi meglio, dopo devi
essere tu a condurre il gioco e se ti vieni subito nelle mutandine…
comunque, cominciamo a indossare qualche cosa… il perizoma… adesso
le autoreggenti… la gonna… gli stivali… benissimo, adesso accomodati
che passiamo al trucco. Dammi le mani, così, hai mai portato le
unghie finte? No? Queste sono molto adesive, non si dovrebbero
togliere, basta che non gli infili un dito nel culo e ce lo giri con
forza… quindi stai attenta. Per gli occhi pensavo a delle ciglia
finte, il mascara tende a colare se si suda troppo, attenta… ecco
fatto, un poco di ombretto, la riga sulla palpebra e sono pronti.
Ora la bocca: non hai labbra gonfie, non importa, un poco di
rossetto, la riga a disegnarle meglio… ecco fatto. La riga per un
bel po’ rimane, il rossetto no, quindi tienitelo, dopo qualche
pompino é meglio ripassarlo, le labbra scivolano meglio con il
rossetto. Quando decidi di ripassartelo, digli perché lo fai, li
eccita molto saperlo! Adesso infilati la maglietta, tirati su la
lampo sino al collo…benissimo! Un’ultima cosa, i capelli:
fortunatamente sono di una lunghezza che va bene anche per la donna,
corto ma pieno. Te li phono un pochino, così… ecco, trasformata!
Cosa dici del capolavoro? –
Sono diventato un’altra persona, ora sono veramente una donna. In
piedi mi guardo nello specchio a taglia intera. Vedo una donna che
indossa una maglietta nera sbracciata di tessuto elasticizzato,
chiusa fin sul collo da una cerniera, che lascia in mostra
l’ombelico; porta una gonna attillata anch’essa nera senza spacchi,
corta appena sotto la balza dell’autoreggente, le gambe sono dorate
da calze lucide e gli stivali lunghi neri dal tacco veramente alto
ne slanciano la figura. Il rigonfiamento del cazzo è appena
accennato, il culo ben pronunciato e il seno, assente, viene
comunque ricordato dai capezzoli. Il viso è il mio, ma truccato
sembra veramente quello di una bella donna, una donna dal capello
corto, ma pur sempre donna.
Alexia compare al mio fianco, il confronto è forte, il suo seno è
splendido, ma ora anch’io mi sento molto donna, molto di più di
quella prima volta, dove avevo coronato il mio sogno.
- Cosa te ne pare? –
- Mi sembra tutto così strano, tu come mi vedi? –
- Un poco piatta, ma le donne alte spesso lo sono, anche se hai la
fortuna di avere capezzoli grossi. Di culo poi sei molto attraente…
nel complesso direi che puoi andare fiera del tuo aspetto –
- Gli piacerò? –
- Sicuramente, non dimenticare poi che ti ha già vista e che conosce
di che sesso sei, anche se adesso si fa un po’ fatica a definirlo –
- Sono molto tesa però, non so come comportarmi, è la…seconda volta
… -
Mi mette un dito sulle labbra.
- Non ti devi preoccupare, vuoi scopare? Penso di si, lui vuole
scopare… ti piace travestirti, a lui gli piacciono i travestiti…
dove sono i problemi. Pensa che se voleva una professionista sarebbe
venuto da me –
- Hai ragione –
- Adesso vai, ti sta aspettando. Ti ho messo i vestiti in una borsa,
mettili in auto e poi fai un giro almeno dell’isolato, così ti
abitui al tuo nuovo aspetto e osservi le occhiate che sicuramente
riceverai. Ti presto questo giubbino di pelle per non andare proprio
sbracciata per strada, me lo ridarai alla prima occasione… che
prevedo ci sarà sicuramente. E adesso fuori e non farlo aspettare
troppo –
Mi metto il giubbino di pelle nero e mi ritrovo per le scale con la
busta dei vestiti da uomo in mano. Scendo le scale, i tacchi alti
sono difficili da portare, ma il desiderio di averli mi aiuta
nell’abituarmici. I tacchi risuonano nel vano scale e sottolineano
la mia discesa verso la strada. Esco dal palazzo senza esitazione,
sono sicuro nel nuovo abbigliamento e ancheggio per sfida mentre mi
dirigo alla macchina.
Metto la busta nel baule e mi incammino per compiere il giro
dell’isolato. Adesso desidero andare da Ugo e la strada mi sembra
troppo lunga. Le persone che incontro mi osservano tutte molto
attentamente: colgo alcuni sguardi femminili che esprimono sdegno,
alcune risatine di ragazzine che però mi osservano anche da dietro,
i maschi mi squadrano sempre da capo a piedi e si soffermano
sull’inguine per capire cosa nascondo.
Quel ragazzo mi segue dall’altra parte della strada da un po’.
Adesso attraversa, estrae una sigaretta, chiaramente mi vuole
abbordare.
- Scusa, mi faresti accendere? –
- Mi spiace, non fumo – parlo con la mia voce, senza camuffamenti
- Peccato, non fumi proprio niente? –
- Le sigarette non le fumo più, che altro c’è da fumare, che non sia
droga? –
- Beh, ci sono alcune cosa che non si fumano… ma che si tengono in
bocca… -
Evidentemente ho scritto in fronte “puttana”.
- La devo prendere come una proposta? Mi piace scegliere le cose da…
tenere in bocca –
- Beh, se ti piace tanto… tenerle in bocca, non rimarrai delusa. Al
momento sono libero, se anche tu lo sei… potrei farti vedere la
mercanzia, tu mi fai vedere la tua… - e mi osserva chiaramente tra
l’inguine.
Allargo un poco le gambe per tendere la stoffa e portare in evidenza
il cazzo, mi sto divertendo, sposto l’anca all’infuori e lo provoco
ancora un poco. So di essere l’aspetto di una femmina aggressiva.
- Peccato, proprio adesso ho un appuntamento. Dammi il tuo numero di
telefono, ti posso chiamare, se sei così… desideroso di mostrarmi la
mercanzia –
- Posso aspettare la fine del tuo appuntamento, abito qui vicino, la
via dopo al numero 54, proprio all’angolo –
- Come sei carino, non mi conosci nemmeno e già mi inviti a casa
tua. Non so quanto potrà durare questo appuntamento, non vorrei
farti attendere troppo –
- Adesso sono le 16.00, per le 20.00 pensi di essere libera? –
- Forse si, forse no, se poi mi libero dopo, o prima? –
- Allora facciamo così, ti do il numero del cellulare, quando hai
finito mi chiami, ti aspetto fino a mezzanotte, va bene? –
- Cosa ti fa pensare che non rimarrai deluso, non corri un po’
troppo? –
- No, so riconoscere le persone e tu mi sembri una bella persona.
Comunque, se vieni fino a casa, ho una cantina pulita pulita, mi
mostri la mercanzia, ti mostro la mia e… poi decidiamo. Ti va? –
- Sei proprio insistente, ma vediamo… mi hai incuriosita. Fammi
strada –
- Da questa parte –
Lo osservo più attentamente, avrà trent’anni, alto come me e
gradevole, non bello, ma mi sembra pulito. Questi abiti mi fanno
sragionare. Sono travestito da donna e per la prima volta passeggio
per strada e… già abbordata, forse ancheggio troppo, ma questi
stivali sono impossibili da portare senza… attirare lo sguardo. Se
allungo il passo senza ancheggiare devo ingobbire le spalle,
accorcio il passo e tengo dritta la schiena e sono costretta a
sculettare come una puttana.
Eccoci arrivati, era proprio vicino.
- Ti faccio strada, attenta alle scale -
Il palazzo è ben pulito e il corridoio che porta alle cantine anche,
la porta di ferro non cigola quando si apre, sicuramente è ben
oliata.
La stanza è ben pulita, i soliti scaffali con varie scatole, una
moto e un banco da lavoro ben ordinato. Anche il pavimento è ben
pulito, una stanza usata ma non trascurata.
- Chiudo la porta per non avere brutte sorprese. Ecco qua, cosa te
ne pare? –
- Carino – mi giro e lo fronteggio – Cosa volevi farmi vedere? Non
ho molto tempo –
Sono prossima a eccitarmi, ma non voglio farglielo capire.
- Esatto, la mercanzia –
Inizia a sbottonarsi i calzoni e, spostato lo slip, estrae il cazzo,
ancora molle, ma di tutto rispetto, non come quello di Alexia, ma un
degno concorrente. E’ il primo cazzo che vedo da quel giorno e devo
dire che mi piace molto.
- Vedo che le doti non ti mancano –
- Adesso tocca a te, fammi vedere come sei –
Mi slaccio la gonna e me la tolgo, è pronto a prendermela dalle
mani. Rimango con il perizoma, le calze autoreggenti e gli stivali.
Mi tolgo anche il giubbino, i capezzoli sono diritti sotto la
maglietta aderente, anche il cazzo comincia a crescere. Mi giro per
fargli vedere il culo.
- Sei soddisfatto? –
- Molto –
Appoggia gonna e giubbino alla moto e si avvicina, il suo cazzo ha
raggiunto la massima erezione e ha il glande scappellato. Lo
desidero, desidero questo sconosciuto, non troppo bello ma dotato,
che mi ha abbordato come una puttana.
- Devi proprio andare? –
- Mi aspettano, non posso mancare agli appuntamenti –
Mi appoggia la mano sul cazzo, mi si inturgidisce di botto, il
perizoma si gonfia, l’altra mano si appoggia al seno, mi strizza il
capezzolo attraverso la stoffa sottile, lo sento crescere.
- Non stropicciarmela, non voglio presentarmi in disordine –
La mano insiste sul cazzo, non me lo estrae ma me lo massaggia,
adesso lo sento ben duro. Ci guardiamo negli occhi, lo desidero.
- Lasciami andare, ti prego –
La stretta aumenta sul cazzo, me lo estrae.
Gli metto la lingua in bocca, le labbra si fondono, gli afferro il
cazzo e comincio a segarglielo.
Ho voglia di questo maschio, molto meno di quello sconosciuto chi mi
ha comperato i vestiti e che mi sta aspettando.
Mi slaccia dal sotto la maglietta e mi mette a nudo i capezzoli, me
li afferra e me li strizza, mi fa male, ma li sento diventare
durissimi. Gli prendo il cazzo e, piegandolo all’ingiù, me lo infilo
tra le cosce, le stringo e, facendo andare avanti e indietro il
bacino, glielo masturbo.
- Brava, ancora così che mi fai venire –
- Non bagnarmi le calze, ahi, mi fai male, ahi, non stringerli così,
tirali, ecco, tirali, fammeli diventare lunghi, ahi, ancora, ancora,
ahi, ancora –
- Dai più forte con le gambe, stringile che vengo…vengo… dai… vengo…
-
Mi sposto, il cazzo ritorna come un lampo nella posizione diritta,
mi libero dalla stretta sui capezzoli e mi sposto giusto in tempo
per non essere investita dallo schizzo di sborra. E’ lunghissimo e
molto denso, avrei voluto riceverlo in bocca e sentirne il sapore,
ma non posso arrivare all’appuntamento con l’alito che sa già di
sperma!
- Perché… -
Mi si avvicina, mi metto di fianco e glielo sego, continua a
sborrare.
- Ti prego, non farmi andare all’appuntamento con il sapore di un
altro uomo sulla pelle e sui vestiti. Poi torno e sono tutta per te,
accontentati di questo… te lo ciuccerei tutto, sborra compresa, ma
non ora, ti prego, non ora o non ci sarà un’altra volta –
- D’accordo, hai ragione tu –
Gli lascio il cazzo e mi sistemo le mutande. Evito di toccarmelo
troppo, sono prossima a venire e non è quello che voglio.
Mi dirigo alla moto per prendere la gonna. Sono conscia adesso
dell’aspetto che ho, così accattivante, così provocante. L’uomo ha
ancora il cazzo di fuori, comincia a pendere dopo il coito, e mi
fissa bramoso.
Mi infilo la gonna stando attenta con i tacchi a non rovinarla, mi
riallaccio la maglietta, infilo il giubbino e sono pronta.
- Adesso vado, ma ti giuro che torno, torno di certo –
- Aspetta solo un attimo, ho una cosa per te da parte di Alexia –
- Alexia? Cosa sai di Alexia? –
Mi tende un foglio piegato.
- E’ per te –
“Brava, se stai leggendo vuol dire che Ugo, proprio lui, ti ha
abbordato, hai accettato il suo invito non certo nascosto e sei
andata con lui nella sua cantina dove non avete solamente parlato.
Brava, il tuo appuntamento è lui, che ti ha comperato i vestiti e
che ha potuto riconoscerti all’uscita da casa. Così a voluto lui e
così doveva andare, non essere arrabbiata. Adesso tu e io sappiamo
che ti piace veramente essere donna e che ti piace scopare, anche
con gli sconosciuti (saresti andata all’appuntamento con un uomo che
non avevi mai visto) e che dentro sei puttana e troia. Divertiti,
hai le giuste qualità”.
Ugo ha il sorriso stampato sul viso e non ha ancora rimesso il cazzo
nei pantaloni.
Mi cade l’occhio sulla sborra caduta a terra, mi avvicino, mi chino
e, da accosciata, intingo il dito medio dentro. E’ ancora calda. Ne
raccolgo il più possibile e, senza togliere gli occhi da Ugo, me la
infilo in bocca, ciucciando il dito come se fosse un cazzo.
E’ buona come pensavo.
- Dove mi vuoi scopare, qui o a casa? – |