Era tanto che non mi succedeva di
andare al cinema e neppure ricordavo quanto tempo fosse passato
dall’ultima volta che c’ero andato da solo. Da quando stavo con
Deborah, le nostre vite erano state vissute in perfetta sincronia ed
anche soltanto vedere un film, senza la sua mano nella mia, mi
metteva a disagio. Deborah era dai genitori al mare e non era un
mistero che non fossi esattamente quello che si può definire il
partito ideale per la loro ultimogenita. Colpa del mio passato da
inguaribile sciupafemmine, avevo supposto, anche se quella ritenevo
potesse essere considerata acqua passata.
Il mio lavoro mi aveva sempre portato a fare facilmente breccia nel
cuore delle mie tante allieve. Ero istruttore nella palestra più in
vista della città, simpatico, ben fatto, non c’era sera, prima di
conoscere Deborah, che non finissi in compagnia di una delle mie
allieve più carine. Deborah venne molto tempo dopo, anche se fu
proprio la palestra a farci incontrare. Capii subito che non era
come le altre e me ne innamorai come un ragazzino.
I genitori da subito, però, ci avevano reso la vita difficile e
quindi se lei era con loro io dovevo esserle lontano anni luce. Era
diventato, questo, l’unico modo per sopravvivere all’incresciosa
situazione che si era creata.
L’addetto a strapparmi il biglietto scostò i pesanti drappi che mi
separavano dalla platea e mi lasciò entrare. Una volta all’interno
mi accorsi che i posti a sedere erano tutti occupati meno quelli
dell’ultima fila che avevano davvero poco di appetibile visto che
erano praticamente appiccicati alle poltrone della penultima fila e,
quasi non bastasse, a siderale distanza dallo schermo.
Mio malgrado presi posto nell’ultima poltrona di sinistra. Qualche
istante dopo le luci della sala si spensero. Alla mia destra
scorgevo, illuminata a tratti dal proiettore alle mie spalle, la
lunga fila di poltrone abbattute e vuote che conduceva al corridoio
centrale. Il film cominciò. Di tanto in tanto, distrattamente, davo
un’occhiata qua e là alle nuche di coloro che erano intenti a
guardare il film, poi, in breve, la trama mi avvinse completamente e
solo la riaccensione delle luci, che annunciava la fine del primo
tempo, mi riportò davanti agli occhi la sala gremita e le teste,
ormai completamente illuminate, degli spettatori. Fu allora che
sentii due mani chiudermi gli occhi accompagnate da una voce
femminile. “indovina chi sono?” chiese quella voce. Non ne avevo la
più pallida idea ,tirai ad indovinare un paio di volte ma rimediai
soltanto un paio di risentite e deluse rispostacce. “Dicevi che mi
avresti riconosciuta in mezzo a mille, lo dicevo io che dei
complimenti degli istruttori non bisogna fidarsi” replicò quella
voce. Finalmente si accese la lampadina. Era Serena, una delle
allieve più attraenti avessi mai avuto. Aveva poco più di 18 anni,
la metà dei miei quindi, ma era il classico tipo di ragazza che
avrebbe fatto perdere la testa a chiunque. In palestra mi ero
accorto da subito dell’effetto che aveva la sua presenza sui ragazzi
ed anche sugli uomini non più giovanissimi. Erano tutti a sbavarle
dietro e lei pareva facesse di tutto per attirare la loro
attenzione. Il suo ingresso in sala pesi costituiva una sorta di
corto circuito per tutti i maschietti presenti. Lei sempre in tutine
aderentissime, capaci di lasciare ben poco all’immaginazione,
passava da un attrezzo all’altro con una sensualità sconvolgente.
Circolavano diverse voci sul suo conto e sebbene molte di queste
potevano anche essere il frutto dell’immaginazione dei tanti
spacconi delusi che le facevano il filo, la sua figura era ormai
circondata da quell’impalpabile velo di sfrontata disponibilità che
la faceva apparire ancora più eccitante di quanto già non fosse.
“Che ci fai qui tutto solo, istruttore?” mi chiese sedendosi alla
poltrona accanto alla mia. “Volevo vedere questo film e
allora…eccomi qua”, risposi io. “Sono qui con un paio di amiche ma
non ci penso neppure a tornare da loro. Sono di una noia mortale e
poi chi si perderebbe mai l’occasione di vedere la fine del film con
il mio istruttore preferito! Posso sedermi qui accanto a te?”.
Quella domanda percorse il mio corpo come la più potente e
improvvisa delle scariche elettriche. Sapevo che aver accanto, nel
buio della sala, una ragazzina così non sarebbe stato facile. Una
parte di me avrebbe voluto dirle di no, ma, quasi senza accorgermene
le feci segno di restare lì accanto a me.
Il film cominciò pochi istanti dopo. Serena tolse la giacca di jeans
che aveva addosso e la lasciò cadere sulla poltrona vuota che aveva
accanto. La luce intermittente del proiettore illuminava a tratti la
magliettina corta e aderente che metteva in risalto i suoi seni
generosi. Il film era lì che andava, ma, la mia attenzione, prima
persa nella trama del film, ora era letteralmente dalla sua
sensualità.
Il mio sguardo, poi, si posava sulle gambe lasciate colpevolmente
scoperte da una ridottissima mini gonna. Ero ormai in balia di
quella splendida diciottenne. Cercavo con tutte le forze di
respingere la mia eccitazione, ma, ogni mio sforzo sembrava inutile,
ogni mio tentativo di concentrarmi su quello che veniva proiettato
sullo schermo non sortiva alcun effetto. L’immagine di Deborah, la
ragazza che amavo più della mia stessa vita, rimbalzava all’interno
della mia testa come fosse una scheggia impazzita ma l’eccitazione,
l’istinto, la voglia di trasgressione, che mai prima di allora avevo
sentito forti crescere dentro di me, stavano prendendo il
sopravvento. Serena, dal canto suo, sembrava quasi essersi accorta
del mio conflitto interiore e faceva di tutto per non attenuarlo.
Sembrava, anzi, provare piacere ad accarezzarsi distrattamente la
coscia, poi il seno destro e a schiudere lentamente le labbra
lasciando intravedere la lingua.
Ero eccitatissimo ma inerte, immobile sulla mia poltrona, incapace
di dare un seguito alle forti emozioni che mi stava trasmettendo
quella ragazzina. Gli occhi fissavano lo schermo, il mio sguardo
veniva distratto forzatamente, ma, il tarlo rappresentato dalla
vicinanza di quel corpo giovane, sinuoso e disponibile non smetteva
di crescere nel mio cervello.
Serena ad un certo punto abbandonò la testa sulla mia spalla. Non so
quanto malizioso fosse stato quel gesto ma a me parve un
incoraggiamento. Le passai, allora, un braccio dietro le spalle e la
avvicinai a me. Serena, che forse non aspettava che quello, cominciò
a baciarmi il collo. Di tanto in tanto, con la lingua, sfiorava la
mia pelle, poi ritornava a far scorrere le sue labbra umide e appena
dischiuse lungo tutto il collo fino all’orecchio. La patta dei jeans
sembrava esplodermi. Serena lasciò scivolare la sua mano dapprima
sul petto, poi sugli addominali e, dopo alcuni interminabili attimi
che a me sembrarono ore, raggiunse la patta. Afferrò il mio cazzo
attraverso i jeans intrappolando tra indice e pollice la cappella e
cominciò a far scorrere lentamente le due dita in alto e in basso.
Stavo impazzendo. La mia mano destra, intanto, si era impadronita
dei suoi seni. Sentivo i suoi capezzoli inturgidirsi sempre di più
sotto le dita. Lasciavo i seni soltanto per raggiungere le sue
mutandine e infilare le dita nella sua fica ormai bagnatissima.
Serena, ad un tratto, allungò una mano, prese la giacca dalla
poltrona accanto e la dispose sulle mie gambe e liberò, in tutta
fretta, il cazzo dai jeans. Il contatto delle sue dita sul mio cazzo
nudo lo rese ancora più duro e ansioso di esplodere. Lo impugnava
con decisione appena sotto la cappella e lentamente costringeva il
prepuzio a denudarla completamente per poi riportarla su fino a
ricoprirla per intero. Non so quanto durò quella splendida sega ma
ricordo che fu interminabile. Venni imbrattandole indecorosamente la
parte interna della giacca e la mano di sperma. Serena estrasse,
allora, la mano da sotto la giacca e portò le dita ricoperte di seme
alla bocca ripulendole avidamente con la lingua.
Quanto stavo vivendo sembrava tratto da uno dei miei più riusciti
sogni erotici, ma, anche se era davvero difficile crederci stava
succedendo davvero. Serena, intanto, era tornata a guardare lo
schermo quasi noncurante di quanto fosse appena successo fra noi.
Per niente soddisfatto e con ancora stampata nella mente l’immagine
della lingua di Serena intenta a leccarsi tutto il mio sperma, la
presi per una mano e senza aspettare alcun tipo di consenso la
trascinai su per le scale che portavano alla galleria.
Al cinema non ci venivo da anni ma conoscevo quella sala
cinematografica come le mie tasche. La mia adolescenza era trascorsa
tra quelle mura quando, ancora in calzoncini, tra ragazzini facevamo
a gara per raggiungere il palco più in alto di tutti, collocato
proprio accanto alla camera di proiezione. Sapevo che soltanto nei
giorni di straordinario affollamento quel palchetto veniva usato ed
allora mi diressi lì. Serena mi seguiva senza dire una parola e una
volta raggiunto il palchetto, deserto come in cuor mio speravo che
fosse, cominciai a baciarla tenendole la testa per i capelli. Ormai
non vedevo più la ragazzina diciottenne, ma, una donna in calore
desiderosa quanto me di cose proibite.
Le afferrai la testa con forza e la spinsi in basso fino a
costringerla ad inginocchiarsi. Lei cominciò a strusciare il volto
contro la patta dei jeans, poi, abbassai la cerniera e
prepotentemente le infilai il cazzo già duro in bocca. Lei cominciò
a succhiarlo lentamente alternando piccoli e veloci colpi di lingua
a lente ma profonde ingoiate.
Poi la fermai e delicatamente la tirai su e le imposi di voltarsi. I
lunghi capelli mossi e neri le arrivavano fino alla schiena. Li
scostai lentamente e cominciai a baciarle il collo. La sentivo
vibrare sotto i miei colpi di lingua. Percorsi un numero infinito di
volte il suo collo sfiorandola appena con le labbra, mentre con una
mano le accarezzavo un seno e con l’altra mi facevo strada in mezzo
alle sue cosce. Era come impazzita e tratteneva a stento le urla di
piacere.
Poi, con decisione, la spinsi contro la balaustra del palchetto
invitandola a chinarsi in avanti. Avevamo di fronte l’enorme schermo
e sotto di noi le centinaia di teste immobili a guardare il film. Le
alzai la minigonna, le scostai il perizoma e lasciai che il mio
cazzo le scivolasse dentro la fica. Cominciai a scoparla prima con
delicatezza poi in maniera sempre più decisa e violenta. Vedevo la
schiena di Serena arcuarsi per attenuare i miei colpi, la sua testa
muoversi in modo convulso, la sua lingua umettare continuamente le
labbra. Ad un certo punto fermai l’irruenza dei colpi, tirai fuori
il cazzo e puntai la cappella verso il suo splendido culetto. A
fatica riuscii a farmi strada. Era stretto ma non nuovo a certe
esperienze. Continuai a sbatterla con forza. Poi quando sentii
vicino il momento di venire la voltai, la costrinsi nuovamente in
ginocchio dinanzi a me e le svuotai in gola il frutto del mio
eccitamento. Ingoiò tutto golosamente e continuò a leccare fino
all’ultima goccia di sperma. Poi esausti, prima che il film finisse,
piombammo sulle poltrone del palchetto rossi in viso e madidi di
sudore.
“Lo dicevo alle mie amiche che nella mia palestra c’è un istruttore
molto preparato…” disse Serena baciandomi su una guancia. Senza
aggiungere altro discese le scale e mi lasciò da solo a vedere la
fine del film.
Da quel giorno al cinema è passato un lungo anno. Serena continua ad
allenarsi nella mia palestra e a far sbavare tutti i frequentatori
come un anno fa. Le voci sul suo conto non si sono attenuate, ma,
adesso hanno un effetto diverso quando giungono alle mie orecchie.
Aver tradito Deborah per diverso tempo ha portato un po’ di
scompiglio nella mia vita. Volevo confessarle tutto, ma, poi, ho
pensato che non mi avrebbe mai perdonato. Al cinema preferisco non
andarci più, neppure in compagnia di Deborah. Il cinema, ho
l’impressione, mi faccia perdere la testa. |