Devo ammettere che Sonia, la mia
dirimpettaia è stata proprio una bella sorpresa, non credevo che una
donna potesse regalarmi sensazioni così profonde come quelle che ho
provato con lei!
Tutto è cominciato… da un po’ di tempo.
Sonia è una ragazza abruzzese di venticinque anni e lavora per una
società, che ha sede qui a Lodi, con incarico nel settore marketing.
Essendo intenzionata a far carriera è stata trasferita in sede e
quindi dall’Abruzzo è venuta sin qui, venendo ad abitare
nell’appartamento ammobiliato del condominio dove abito, proprio di
fronte alla porta del mio appartamento. Cerco sempre di essere poco
invadente, ma non posso certo rendermi invisibile, anche perché
ormai mi sento così a mio agio negli abiti femminili che spesso li
indosso anche se non devo andare a qualche appuntamento. I clienti
che poi frequentano il mio appartamento non sono moltissimi e cerco
di evitare che vi sia un andirivieni continuo: li faccio pagare
abbastanza e quindi posso riceverne pochi al giorno. L’appartamento
è all’ultimo piano e la camera dove consumiamo l’incontro l’ho fatta
ristrutturare isolandola il più possibile dal rumore, anche se credo
che qualche urlo di godimento spesso si senta. Fortunatamente al
momento i vicini lavorano tutti, quindi il mattino e buona parte del
pomeriggio il condominio è quasi vuoto, la sera preferisco accettare
incontri fuori casa. In questo modo limito le noie con i vicini,
anche se non sono proprio rose e fiori, ma questo è inevitabile.
Pur cercando di evitare di mettermi troppo in mostra, Sonia mi aveva
notato e un bel giorno, anzi un pomeriggio, venne a suonarmi alla
porta.
Ero in tuta e quindi aprii subito.
- Buon giorno, sono Sonia la dirimpettaia –
- Buon giorno, di cosa aveva bisogno? –
- Mi deve scusare, ma volevo conoscerla, sa, tra vicini spesso ci si
aiuta e, abitando da sola, potrebbe capitare di aver bisogno –
- Guardi, devo dire di essere stupito, conosco poco i miei vicini… -
- Se la disturbo, non importa, almeno ci siamo presentati – e mi
tese la mano.
Mentre la stringevo ebbi modo di osservarla meglio. Era una ragazza
di statura media, bionda tinta e con la bocca carnosa. Gli occhi
chiari attraevano quanto il corpo agile e formoso, avevo una vera
passione per il seno e giudicai che portava una IV.
- Mi scusi, sono stato un cafone, gradisce un caffè? Potremmo
parlare un poco –
- Grazie, chiudo la porta e la raggiungo –
Entrò in casa senza imbarazzo e mi seguì in cucina come se ci
conoscessimo da sempre.
Fu un pomeriggio ricco di sorprese, parlammo tranquillamente come
vecchie amiche e così conobbi Sonia e parte della sua storia
personale, senza che lei mi chiedesse niente di me.
Da quella volta ogni tanto mi invitava per un caffè o mi chiedeva
aiuto per le piccole cose casalinghe che non sapeva risolvere o per
le piccole manutenzioni.
Stetti al gioco, evidentemente a Sonia piaceva un’amicizia
trasgressiva, anche se di questo non mi aveva ancora chiesto nulla.
Una sera, tornando da un incontro, trovai un biglietto sulla porta:
“Quando torni, se vuoi, ho bisogno di parlarti. Ti aspetto alzata
fino alle 3.00. Stavi benissimo con gli stivali rossi e la gonna”.
Evidentemente mi aveva vista andare a prendere la macchina. Tra le
altre cose l’incontro era stato deludente, il ragazzo era troppo
eccitato per soddisfarmi ripetutamente, lo avevo convinto a
lasciarsi inculare in modo da godere anch’io: dopo mi ero lasciata
fotografare, con il viso coperto, mentre cercava inutilmente di
incularmi dopo aver goduto. Sicuramente la foto più bella sarà
risultata quella del MIO cazzo nel SUO culo. Comunque non ero stanca
e, sicuramente, ero incuriosita.
Mi ero già rinfrescata a casa del ragazzo e quindi, chiusa la porta,
suonai a quella di Sonia.
Mi aprì con indosso una sottoveste di seta bianca e delle ciabatte
con il tacco a spillo rosa con un malizioso ciuffetto di pelo.
- Entra pure, speravo che arrivassi in tempo –
Mi fece passare e mi precedette in soggiorno. La casa era speculare
con la mia e quindi non feci fatica a orizzontarmi. Notai appena
l’arredamento, Sonia faceva uso di luci soffuse e il divano era la
sola zona illuminata fortemente della stanza. Il seno formoso che si
muoveva libero dentro il tessuto di seta aveva attratto maggiormente
la mia attenzione.
- Accomodati pure. Finalmente posso vederti… come dire, sotto un
altro aspetto –
- Ti premeva? – ero sulla difensiva, me ne rendevo conto.
- Moltissimo, avevo notato la biancheria stesa, mi riferisco a
quella sul balcone, e mi chiedevo come ti potesse stare indosso. Sai
la curiosità è una prerogativa femminile –
Mi alzai, mi tolsi il giubbino di pelle color panna e piroettai per
farmi vedere.
Portavo un tubino sbracciato rosso, lungo sopra il ginocchio con due
spacchi profondi davanti e dietro che rimanevano chiusi da cerniere,
calze autoreggenti di microrete color avorio e stivali rossi
appuntiti con il tacco affilato di metallo. L’intimo era costituito
solo dal perizoma.
- Allora? Sei soddisfatta? –
- Scusa, non so cosa stai pensando, ma non era solo curiosità
morbosa la mia… è che non ho pregiudizi in materia di costumi
sessuali e mi piace anche la trasgressione, a volte… -
- Quindi vuoi venire a letto con me? Ho delle tariffe: cosa
preferisci? Hai richieste particolari? –
- No, ascolta, non era quello che pensavo, devi ammettere che avere
un… una vicina come te… può essere un fastidio… io volevo vederti…
così come sei adesso per dirti che io non ho problemi con quello che
sei o che fai, anzi, mi piacerebbe esserti amica e poterti aiutare…
anche in cose femminili, che so… la ceretta o la tinta… sono sola,
lo sai, e un’amica, anche se trasgressiva, mi farebbe piacere –
Mi sedetti.
- Mi fa piacere che tu la pensi così, effettivamente nel condominio
non posso appoggiarmi a nessuno se ho qualche problema, e amiche non
ne ho di certo. Va bene, allora, se avrò bisogno di qualche cosa ti
suonerò –
Feci per alzarmi.
- Aspetta, io domani non lavoro e… so che è tardi, ma se tu non hai
problemi, mi piacerebbe stare un poco qui a parlare –
- Piacerebbe anche a me, neanche io lavoro domani, non la mattina
almeno, e per me fare tardi non rappresenta un problema –
- Allora cosa posso offrirti: un pasticcino, una fetta di torta o
qualche cosa da bere? –
- Va bene il pasticcino e una bibita leggera –
- Torno subito –
Era felicissima di avermi lì con lei, si alzò d’impeto lasciando
quasi uscire una mammella dalla scollatura. Portava anche lei il
perizoma, in controluce lo si vedeva benissimo, ma i miei occhi
erano catturati dal seno. Aveva i capezzoli grossi e diritti che
marcavano la seta perfettamente.
Tornò con un vassoio di pasticcini e con due succhi di frutta già
versati nel bicchiere. Essendo il tavolino libero dove ero seduta,
si venne ad accomodare vicina a me per posare meglio il vassoio.
La sottoveste le salì abbondantemente mentre le nostre cosce si
strusciavano mentre si sedeva, ma Sonia non sembrò preoccuparsene e
mi offrì la bibita e il piattino con i pasticcini con un sorriso,
mentre il triangolo del pube coperto dal perizoma semitrasparente
occhieggiava liberamente tra le cosce semiaperte rivolte verso di
me.
Registrai tutto questo e ricambiai il sorriso.
- Ti depili anche la passerina, vedo – dissi accennando a quanto mi
aveva voluto intenzionalmente mostrare
- Qui? – chiese accarezzandosi – Certamente, trovo che sia più
eccitante, non trovi? Tu invece non ti depili…il pisellino? –
- Certamente, è che solo poche donne si depilano così completamente
e di solito lo fanno quando hanno in mente qualche cosa: è il tuo
caso o lo fai abitualmente? –
- Lo faccio abitualmente e mi piace farlo anche. Mi piace il tuo
vestito, dove trovi questi abiti? Non certo a Lodi immagino –
- No di certo, vado a Milano in un negozio sotto la stazione
Centrale, si chiama “Lo Zoccolaio” e è fornito di tutto, dai vestiti
alle scarpe. Alcune però le ho fatte fare su misura, altre le compro
lì. Quando vado a fare acquisti ti ci porto se vuoi, è un
bell’ambiente trasgressivo, dovrebbe piacerti –
- Dai, ci vengo volentieri! Urca, sono già le tre di mattina,
davvero non è tardi? –
- Un po’ e forse è meglio che vada –
- Puoi fermarti se ti va –
Aspettavo questo momento, sapevo che sarebbe venuto: bisognava solo
capire se era stato un gioco per attirarmi o se, in fondo, ci teneva
alla mia amicizia.
- Non ho il pigiama –
- Puoi farne a meno o potrei prestarti qualche cosa di mio se vuoi –
- No, non credo che mi andrebbe bene qualche cosa di tuo e poi non
abito così lontano. No, è meglio se vado: due amiche non vanno a
letto appena si sono conosciute, non credi? –
- Hai ragione, sono stata impulsiva –
- Sei scusata, sei stata troppo gentile per farmi arrabbiare. Allora
vado, ci vediamo comunque –
- Senz’altro –
Mi accompagnò alla porta.
- Ti ringrazio comunque di aver accettato il mio invito, credevo
proprio che non saresti mai entrata in casa mia…vestita così almeno
–
- A ben pensarci neanche io lo credevo, ma se ti ero piaciuta con
gli stivali potevo anche sedermi vicino a te: almeno adesso so che
ti depili la passerina –
- E io che hai il pisellino senza peli! A proposito, è proprio un
pisellino? –
- Adesso vado, buona serata e buon lavoro domani, io rimango a letto
–
Arrivato in casa mi spogliai, mi risciacquai il viso per togliere il
trucco e mi infilai a letto.
I giorni successivi non mi fecero quasi incontrare Sonia: andai ad
alcuni appuntamenti pomeridiani, ricevetti alcuni clienti abituali a
casa e passai tutto il fine settimana in campagna da Aldo, da dove
tornai con il culo letteralmente in fiamme tanto ci aveva dato
dentro.
Mi presi così qualche giorno di riposo senza accettare nessun
appuntamento e lo passai sulla terrazza a prendere il sole senza
vestiti per mantenere sempre la pelle di un colore omogeneo: le
righe dell’abbronzatura le trovavo insopportabili specialmente nelle
parti intime, le parti con cui lavoravo!
La terrazza è molto accogliente, non eccessivamente grande ma
sufficientemente spaziosa da accogliere anche due o tre lettini per
il sole. Il caseggiato poi è in un quartiere residenziale con pochi
palazzi alti, il mio è uno di questi, contornati da batterie di
villette a schiera: pochissime possibilità di essere spiati. Avevo
poi da tempo fatto crescere dei fitti rampicanti su di una struttura
in legno adatta allo scopo, ricavando così una zona per prendere il
sole nudo.
Ero quindi coricato a riposarmi e godermi il sole primaverile quando
squillò il telefono:
- Pronto? –
- Ciao, lazzarona, sono Sonia! E’ tanto che non ci si vede, sei
libera adesso? –
- Al momento sì, di cosa avevi bisogno? –
- Di nulla, solo che sei sparita per alcuni giorni e sentivo il
bisogno di vederti. Ti disturba la cosa? –
- Assolutamente, ti piace prendere il sole? Ho una terrazza molto
discreta –
- Si può stare nude? –
- Io lo sono –
- Allora arrivo, davvero posso…, sono subito da te –
Dopo qualche minuto suonò alla porta.
Le aprii indossando solamente le ciabatte bianche con il pelo di
struzzo dal tacco di dieci centimetri: il cazzo mi pendeva rilassato
sulle palle.
Sonia mi squadrò sorpresa di essere accolta così già sulla porta.
Indossava infradito di gomma e una magliettona che le arrivava a
metà coscia.
- Accomodati –
- Grazie –
Le feci strada verso la terrazza e le indicai il lettino che avevo
già preparato per lei vicino al mio.
- Come vedi non ci vede nessuno – e mi coricai.
Si tolse la magliettona rimanendo con il solo perizoma, si guardò
per bene in torno a verificare la privacy della terrazza e poi si
tolse anche quello posandolo per terra sopra la magliettona. Si
coricò sul lettino e si sistemò per prendere il sole.
- Certo che è proprio super questa terrazza, ho sempre desiderato
prendere il sole integrale, ma se ti apparti da sola c’è sempre il
rischio di essere importunata. Hai dell’abbronzante da prestarmi?
Nella fretta me lo sono scordato –
- Certamente – e glielo passai.
Era una donna veramente stupenda: il seno corposo le pendeva forse
un poco, ma è sempre difficile trovare tette di quella misura che
fossero perfettamente toniche, tette vere ovviamente. Era
perfettamente depilata, con una figa carnosa che metteva voglia di
leccargliela. Si spalmò l’olio abbronzante con perizia, indugiando
sulle zone intime che erano più pallide, donando alla pelle una
lucentezza eccitante.
- Mi spalmi l’olio sulla schiena? –
- Certo, non voglio che ti scotti –
Dopo che si era girata sulla pancia le montai sul sedere per ungerle
meglio la schiena, massaggiandole a mani aperte la pelle fino ai
fianchi. Mi girai e salii un poco, per poter avere il sedere più
comodo, sedendomi quasi sulla sua schiena. Il sedere era ben sodo,
muscoloso e mi attirava moltissimo. Le allargai le natiche per
spargere per bene l’abbronzante nel solco bianco tra esse.
Mi stavo per eccitare, ma non volevo che Sonia se ne accorgesse e mi
dedicai attentamente alle gambe. Le cosce erano sode come avevo
immaginato, così come i polpacci.
Terminato mi rimisi sul lettino.
- Grazie, adesso mi sento tranquilla, non vorrei proprio rimediare
una scottatura –
- Esatto, alle volte ci vuole proprio un attimo per prendersene una
molto forte –
Per un poco nessuno parlò, dedicando il tempo a rilassarsi sotto il
sole non certo così pericoloso come Sonia faceva credere. Avevo
deciso di assecondarla in attesa della sua prima mossa.
Iniziò a essere insofferente, cambiava spesso posizione e si
massaggiava le tettone lamentandosi del caldo. La pelle, lucida e
profumata dall’olio solare, rimaneva comunque asciutta. Si sistemò
allora coricata sulla schiena con le gambe aperte per voler
abbronzare meglio la figa depilata.
Mi cominciavo a eccitare e non sapevo più come fare a tenere i cazzo
molle: la desideravo, ma volevo vedere fini dove voleva arrivare.
- Andrea, sai che inizio a eccitarmi? Vederti nudo e completamente
depilato mi sta facendo bagnare la figa. Ho voglia di scopare –
- Anche tu mi ecciti, ma non volevo saltarti addosso dopo averti
accolto per un’innocente bagno di sole. E poi, non dovevamo rimanere
amiche? –
- Certamente, è che mi voglio scopare l’amica –
Si era tirata su a sedere e mi mostrava le cosce aperte, si passò un
dito tra le labbra umide della figa e me lo passò sulla bocca.
- Ti piace? –
Lo assaporai.
- Certo, è il più bel sapore che conosco, questo e lo sperma. Ti
piace lo sperma? –
- Molto –
Si chinò sul cazzo e me lo prese in bocca. Non attendevo altro per
lasciarlo indurire. In breve se lo trovò ben duro in bocca e iniziò
a ciucciarlo.
Cercai la figa con la mano, ma me la allontanò.
- Aspetta, vorrei che ti mettessi l’intimo da donna, ho tanto
desiderato questo momento. Ti prego, accontentami –
- Va bene, guepiere e calze possono bastare? –
- Sì, con le scarpe bianche che ti ho visto il mese scorso –
- Va bene, tutta in bianco o preferisci le calze color bronzo? –
- Sì, color bronzo saranno perfette –
- Allora aspetta, vado a prepararmi –
- Anch’io, vado un attimo a casa e poi ti raggiungo –
- Come preferisci, tra cinque
- minuti sono pronta –
Dopo aver indugiato ancora un poco con il cazzo in bocca, Sonia si
precipitò a casa.
Andai nello spogliatoio e indossai quanto desiderava: guepiere
bianca con il reggiseno push-up senza pizzi, calze autoreggenti
bronzo e sandali con tacco alto bianchi allacciati alla caviglia.
Avevo un bel paio di scarpe a punta bianche, del genere che
indossano le spose che vogliono essere anche sexy, ma avevo quel bel
paio di sandali che mi aveva da poco regalato Aldo e che non avevo
ancora messo e quindi scelsi quello, anche perché avevo trovato un
bellissimo paio di calze senza puntale e quindi mi piaceva
indossarle anche con i sandali, che erano veramente essenziali, i
cinturini necessari per trattenere il piede con uno che si
avvinghiava alla gamba come un serpente. Niente trucco, non serviva
come non serviva il perizoma visto che saremmo andati subito al
sodo. Avevo voglia di scopare, il ricordo del week-end con Aldo era
ormai scemato e la visione di Sonia adagiata nuda sul lettino lo
aveva fatto sparire del tutto.
Suonò il campanello della porta e mi diressi ad aprire così come mi
trovavo.
Aprii e rimasi di sasso.
Anche Sonia si era preparata.
Indossava un body di lurex nero aderentissimo, chiuso fino al collo
lasciandole le spalle scoperte, che terminava con due cinghie
infilate nelle cosce a mo’ di staffe. L’inguine era scoperto così
come il culo, mentre la schiena era attraversata da strisce di
tessuto che tenevano il corpo stretto nell’indumento. Il seno
prorompente esplodeva da due piccole aperture tonde che tenevano le
tette separate e soffocate alla loro radice, inturgidendo i
capezzoli già per natura ben marcati. Il contrasto tra il loro
candore e il nero del lurex era già di per se stesso motivo di
arrapamento. Non portava calze, ma stivali dello stesso materiale e
colore del body e che le salivano fin oltre il ginocchio sorretti da
tacchi alti e appuntiti. Aveva raccolto i capelli in una coda
eseguita velocemente ma ben ordinata, con una cinghia che teneva i
capelli alzati sopra il capo, rigidi come una piccola frusta dal
pennacchio biondo.
Ma la cosa che mi aveva immediatamente colpito la teneva fissata in
mezzo alle gambe che mi proponeva leggermente divaricate: un cazzo
artificiale con tanto di scroto e palle, rigido come in erezione, di
colore nero e di dimensioni ragguardevoli. Era fissato con una
cinghia attorno alla vita, mentre una terza le passava sotto le
cosce e, attraversandole le chiappe aperte, si fissava dietro alle
altre cinghie, segnandole la carne tanto erano tese.
Come avesse fatto in così breve tempo a indossare
quell’abbigliamento così stretto e complicato mi dimostrò la
padronanza che aveva di quel costume che mi mostrava con fierezza.
- Mi fai entrare, o hai cambiato idea. Come vedi voglio essere io a
fotterti –
Avevo anch’io delle idee su Sonia e anch’io possedevo accessori
sado-maso, ma quella volta sarei stata al suo gioco, sarei stata la
sua gattina e lei la padroncina, ruolo che comunque mi piaceva
interpretare.
- Accomodati
Entrò altezzosa e dopo aver chiuso la porta mi afferrò il cazzo
eccitato.
- Quanto vorrei averne uno vero tra le gambe –
Le presi le tette e le strinsi fino a farle male.
- Anch’io vorrei avere due meloni come i tuoi, giochiamo quindi con
il sesso dell’altro e scambiamoci i ruoli –
Mi inginocchiai e le leccai la punta dello stivale risalendo poi per
tutta la gamba fino all’inguine. In profumo di figa che usciva da
sotto il cazzo finto mi eccitava, volevo leccargliela, ma non potevo
ancora avere accesso alla sua fragranza. Imboccai quindi il fallo
artificiale e cominciai a ciucciarlo come se fosse vero. Era una
riproduzione veramente fedele, con le venature delle vene in
rilievo, un glande grosso e un’asta veramente rigida. Non aveva il
gusto della gomma, come hanno i cazzi finti di poco pregio, sembrava
quasi di ciucciarne uno vero: di certo aveva visitato recentemente
tanto la figa quanto il culo di qualcuno e non era stato ripulito
completamente lasciando traccia della loro fragranza.
Lo masturbai e lo ciucciai con cura, piegandolo per poterlo ingoiare
facilmente. Sonia era eccitatissima e si dimenava come se il cazzo
fosse veramente suo mentre dalla figa usciva il profumo inebriante
dell’eccitazione. Palpai le finte palle anch’esse riprodotte con
grande veridicità. Lo scroto, morbido al contatto, dava
l’impressione di contenere due palle dure perché gonfie di sperma
pronto da eiaculare e terminava con una placca rigida che copriva la
figa quanto il buco del culo e al cui termine era fissata la cinghia
che divideva le chiappe mentre saliva a fissarsi in vita. Infilai un
dito sotto la placca con l’intento di entrarle nella figa per dar
sfogo alla sua eccitazione ma trovai un ostacolo: fissato alla
placca c’era un altro cazzo di gomma che la penetrava! Dovetti
forzare l’apertura per poter infilare il dito medio e tastare così
le dimensioni di quell’appendice artificiale: Sonia era una gran
golosona di cazzi, seppur finti, e quello infilato nella figa era
uno di dimensioni tali da riempirle per bene la figa, anche se non
troppo in profondità (successivamente mi confidò che aveva anche un
perizoma con solo il cazzo che la penetrava e che amava indossare
alcune volte con i pantaloni attillati per uscire e andare da sola a
sculettare in centro).
Sonia mi lasciò fare, godendo di quell’ulteriore forzatura alla
figa, mentre con l’altra mano continuavo a smanettare l’altro cazzo
i cui movimenti si trasmettevano a quello che aveva infilato.
Avevo il cazzo in pieno tiro pensando a come stava godendo Sonia.
Ormai prossima a godere mi prese per la gola, mi tirò su di peso e
mi gridò:
- Il culo! Dammi il culo da sfondarti!! –
Aveva lo sguardo assatanato e il poco rossetto che s’era messa prima
di uscire era tutto sbavato dopo essersi leccata le labbra
violentemente. Le afferrai le tette e gliele strizzai con forza.
Urlò e mi spinse lontano.
Caddi per terra, facendo anche un poco di scena, e le mostrai la
curva del culo disegnata dalla guepiere bianca.
Mi si gettò sopra famelica afferrandomi per la vita e posizionandomi
alla pecorina per potermi fottere.
- La vaselina, mettimi la vaselina, altrimenti non entri –
- A secco, ti inculo a secco! –
Mi liberai facilmente di quella cagna in calore e, allungata la
mano, presi da dentro il cassetto del mobile in anticamera il
tubettone di vaselina e glielo gettai colpendola tra le tette.
Mi si gettò addosso nuovamente e mi diede una sommaria lubrificata
al culo: poi mi venne dentro.
Era un superbo cazzo finto: la sua ricostruzione perfetta, che avevo
già apprezzato quando lo avevo avuto in bocca, ora la potevo
assaporare con il culo e anche se la vaselina lo faceva scorrere
dentro e fuori abbastanza facilmente, la sua dimensione da
superdotato me lo faceva apprezzare con goduria. Rigido come pochi
cazzi sanno veramente essere, veniva utilizzato da Sonia come fosse
una punizione, fottendomi con forza e spingendo al massimo per farlo
entrare tutto. Il calibro era grande, ma Aldo mi aveva lavorato per
bene nell’ultimo week-end e quindi godevo di quella scopata robusta.
Sonia era al settimo cielo e gongolava mentre mi scopava, impalata
anch’essa sul cazzo, più piccolo, che la protesi aveva per fotterle
la figa e che le rimandava il ritmo con cui mi penetrava.
Le unghie di Sonia erano impiantate nella carne delle natiche, mi
lasciò per afferrarmi saldamente per la vita e iniziare la carica
finale. Urlava dal godimento:
-
Ahhh…ahhh…ahhh...ahhh...ahhh...,mhhh...ahhh…mhhh…ahhh…mhhh…ahhh…mhhh…ahhh,dai,
dai, dai,dai… godoooooooooooooo!!! –
Io mi trattenni a mala pena e quando Sonia mi crollò sulla schiena
esausta mi tolsi da quel cazzo finto e, rovesciatala sulla schiena,
le infilai il cazzo in bocca e, manovrandole ancora la protesi, me
lo feci ciucciare per bene.
In un attimo le riempii la bocca, Sonia, stremata, non riuscì
nemmeno a trattenere tutta la sborra che le scaricai tra le labbra,
rivoli biancastri e lattescenti le colavano dagli angoli, mentre
continuava a ciucciare e ingoiare. Sazio le lasciai la protesi e le
leccai la sborra colatale fuori, strizzandole contemporaneamente le
tettone libere.
- Fammi male, ti prego, adesso fammi male –
Sapevo che me lo avrebbe chiesto.
Le slacciai la protesi, le liberai così la figa dalla presenza della
seconda protesi e gliela diedi da ciucciare. Poi la rivoltai alla
pecorina e le unsi il buco del culo, stava per dire qualche cosa ma
le calcai al suolo il capo, tornando a infilarle in bocca il cazzo
che aveva visitato la sua figa.
Dal mobile vicino presi un vibratore a pila di dimensioni asinine e,
dopo averla penetrata nella figa, lo calcai nel culo. Urlò ma non
cercò di allontanarsi, anzi, si posizionò meglio con i gomiti e
spinse anche lei per favorire la penetrazione. Estraendolo e
calcandolo diverse volte riuscii a infilarlo per bene, poi lo accesi
alla massima potenza, dopo di che cominciai a fotterla.
La figa era spaziosa, ben lubrificata e ben presto cominciai a
tenere un buon ritmo; il vibratore invece lo tenevo fermo, ma la
dilatazione del buco del culo e le vibrazioni che si trasmettevano
in profondità riuscivano a eccitarla a dismisura. Lo tenevo
impugnato con due mani, utilizzandolo come punto di appoggio mentre
le pompavo la figa, muovendolo su e giù inavvertitamente.
Vedevo le tettone ballonzolare libere come le mammelle di una vacca,
andando a ritmo dei colpi che le calavo nella figa. Impugnai le
anche per poter affondare meglio i colpi e intanto osservai il
vibratore che, lasciatolo libero, rimaneva ugualmente infilato in
profondità: evidentemente il culo era dilatato e non cercava di
espellere il corpo estraneo, anche se per quel culo era di casa!
Sonia stava godendo e così anch’io.
Le afferrai allora i tacchi degli stivali riuscendo a penetrare un
pochino di più in profondità, poi le estrassi il vibratore e,
spingendola per farla cadere faccia a terra e culo per aria, mi
sedetti sulle sue chiappe penetrandola contemporaneamente, trovando
il buco del culo aperto e accogliente.
- Non cadere adesso, ti riempio anche il culo e poi ti faccio
riposare –
- Si, adesso il culo, riempimelo, fammi sentire la tua sborra –
Si piazzò bene con la schiena per sorreggermi, mentre cominciavo a
sgroppare su e giù per scoparla. Trovatasi i miei piedi ai lato
della testa prese ad accarezzarmi le gambe, fino dove poteva
arrivare, indugiando sul polpaccio e sul piede. Le carezze sulle
calze setose mi diedero nuova eccitazione, anche perché ho sempre
amato le sensazioni che solo le calze sanno dare, quella setosità
che nessuna pelle ha, quel senso di liscio, quella carezza che
stimola tutti i centri del piacere.
In fondo il mio primo approccio con il mondo femminile è stato
indossando i collant, diventando presto un esperto di “denari”, cioè
dell’unità di misura della pesantezza del filato: sopra i 40 denari
calze molto pesanti e coprenti; 40 denari calze coprenti ma lucide e
molto setose; 20 denari calze semicoprenti, lucide, lisce e comunque
di resistenza sufficiente; 15 denari calze sensuali, fragili ma
molto fini, in genere autoreggenti.
La lingua lambiva le dita che fuoriuscivano dal sandalo, ciucciando
l’alluce per quanto la calza lo rendeva possibile. Sapevo qual’era
il sapore di quella pratica, anch’io avevo più volte leccato i piedi
di Alexia, ne avevo aspirato l’odore caldo che solo le calze
femminili sanno infondere ai piedi, quell’odore che mi ha sempre
eccitato e che Alexia, sapendolo, mi lasciava aspirare e leccare
anche dopo che aveva tenuto indosso gli stivali tutta una giornata.
Anzi, in quelle occasioni se sapeva che ero a Milano mi chiamava:
- Andrea, per oggi ho finito, ho i piedi da stamattina negli
stivali: perché non vieni a massaggiarmeli, come lo fai tu non ho
ancora trovato nessuno –
Accorrevo appena potevo, le toglievo lo stivale e mi inebriavo col
profumo di pelle e di calze sudate, leccando quel piede che vedevo
perfetto ancora umido di sudore chiuso all’interno di una calza. Mi
sentivo impazzire, il cuore mi andava a mille: leccavo, inalavo,
ciucciavo, mugolavo di piacere.
Allora Alexia si eccitava, si toglieva una calza, mi prendeva
all’interno delle sue cosce aperte, mi infilava in bocca il suo
cazzone in tiro e mi avvolgeva il capo con la calza che s’era tolta,
facendo ovviamente coincidere il piede con il mio naso. A quel punto
cominciavo a ciucciare, inebriato da quel profumo che solo le donne
hanno e con un bel cazzo duro in bocca, massaggiandole il piede nudo
mentre l’altro piede, ancora rivestito, scivolava tre le mie cosce a
stimolare il cazzo che avevo duro. Dopo avermi riempito la bocca con
lo sperma mi liberava e mi chiedeva:
- Andrea, mi massaggeresti anche l’altro piede? –
Ovviamente rispondevo sì e il gioco ricominciava con l’altra calza,
dove se per caso vi avevo goduto sopra la dovevo anche ripulire con
la lingua prima di farmela avvolgere sulla faccia. La seconda
eiaculata era meno immediata, ma Alexia amava moltissimo quel gioco
che solo con me faceva e quindi riusciva comunque a scaricarmi in
bocca un’altra dose del suo dolcissimo sperma.
Sonia non conosceva quel gioco, mi accarezzava le gambe e mi leccava
le dita dei piedi per istinto, godendo di quel contatto femminile
mentre aveva nel culo un vero cazzo maschile.
Eiaculai e mi rizzai quasi in piedi per infondere maggiori spinte,
affondandole brutalmente nel culo il mio cazzo fremente. Godetti a
lungo, con tutta la sborra che ancora avevo, dilatandole il buco del
culo ad ogni affondo come credo non aveva ancora provato. Godette
anche lei, dopo di che cedette, distrutta.
Giaceva scomposta, le belle gambe inguainate dagli stivali neri
erano messe casualmente una sull’altra, come un manichino caduto. Mi
sedetti contro il muro, anch’io ero svuotato, il culo mi faceva male
e sicuramente anche il suo culo era in fiamme.
- Mi hai sbattuta per benino –
- Anche tu ci hai dato dentro mica male, ho il culo in fiamme –
- Oltre al culo ho anche la figa in fiamme, ma sono sazia, adesso
sono veramente sazia –
- Ci abbiamo dato veramente dentro, non credevo che eri così
trasgressiva, mi hai lavorato il culo in maniera esperta –
- Ti ringrazio sai, era da mesi che sognavo di incularti quando ti
vedevo uscire tutta in tiro da gran figa. Mi chiedevo chi era il
fortunato che ti avrebbe sborrato nel culo, che ti avrebbe afferrato
per le anche per spingere meglio. Mi masturbavo sai, al solo
pensiero di non essere lì con te mi bagnavo subito la figa e allora
dovevo ricorrere al cazzo di gomma, infilandomelo nel culo mentre mi
masturbavo –
- Adesso sarai sazia, spero –
- Certo, per adesso però, spero di poter ripetere questo pomeriggio,
adesso che…mi eccito già al pensiero della prossima volta. Guarda,
mi sento che inizio già a bagnarmi! –
- E’ il mio sperma che ti sta colando fuori, fammelo assaggiare… sì,
è solo sperma, non ti stai eccitando, sei troppo sfatta per poterti
eccitare, tra un poco forse, ma non adesso, fidati –
- Comunque se mi lasci riposare un poco sarò prontissima, ho solo
bisogno di riposare, poi ci diamo dentro di nuovo –
- No, ascolta invece, adesso te ne vai a casa, ti lavi e ti riposi,
un’altra volta possiamo rifarlo, sei stata fantastica, mi hai fatto
godere come poche donne hanno saputo fare, però adesso basta, non
cercare di strafare –
Dopo altre obiezioni, riuscii a convincerla e l’accompagnai alla
porta.
- Aspetta, hai dimenticato il perizoma cazzuto –
Lo recuperai e glielo portai.
- Vuoi indossarlo? –
- No, adesso vado –
- Sai che non ne avevo mai visti? Mi interesserebbe sapere dove lo
hai comprato –
- A Piacenza, se vuoi ti ci porto. Ne hanno di vari tipi e misure,
anche doppi, figa e culo, o solo figa o solo culo. Quelli solo culo
sia per uomo che per donna. Devi proprio venirci, hanno cose che non
trovi negli altri sexy shop, dove hanno in genere solo
videocassette, ma hanno un’oggettistica tutta particolare –
Con la promessa di andarci assieme ci lasciammo.
Adesso sono qui ad aspettarla per uscire assieme. Siamo già andati
al negozio e mi ha regalato un perizoma con il cazzo da infilare nel
culo. E’ veramente stupendo, il tessuto è elastico ma contenitivo,
rimanendo così ben fermo sulla pelle. Il cazzo è corto e tozzo,
riempie per bene il culo, ma rimane più sottile alla base in maniera
da far leggermente richiudere il buco del culo per trattenerlo
naturalmente all’interno senza scivolare fuori. Inoltre rimanendo
con la base più piccola non sporge e non segna il perizoma.
La sto aspettando per andare a sculettare in centro assieme, tutte
due con il nostro perizoma cazzuto indosso, anche lei con quello per
il culo, eccitandoci con il nostro rigido segreto che ci sodomizza.
Lei lo ha già fatto alcune volte e quindi mi ha consigliato dei
pantaloni attillati, perché tengono le chiappe più ferme e chiuse,
aumentando il godimento. Ho indossato quindi i pantaloni di pelle
neri che mi disegnano perfettamente il culo. Volevo mettere i
sandali con il tacco e con le unghie laccate di nero, ma Sonia ha
detto che mi si vede tropo il cazzo in tiro e che forse era meglio
non esagerare. Allora devo mettere gli stivali da motociclista che
tanto piacciono a Aldo, quando li metto gli prende la fregola di
farmi subito un pompino, con una maglietta nera lucida che mi lascia
l’ombelico scoperto.
Eccola, ha suonato…mhmmmmm, camminare è proprio eccitante, mi sento
già il cazzo in tiro.
La prossima volta le chiedo di uscire in bicicletta, voglio proprio
tornare con il culo in fiamme!!!
|