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LA BLUE GIRL

 
 
 

 

 

 
 

 

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NON GIOCO PIU

 

 

Con mio marito Carmelo ci siamo sempre divertiti tanto, conosciuto gente, viaggiato e spesso trascorso notti intere nei migliori locali sulla costa adriatica, ma alcune volte amavamo invitare gente da noi e mangiare sul nostro terrazzone, così quella sera decidemmo di festeggiare il compleanno di Giovanni da noi, una cosa semplice, giusto per fare due chiacchiere e farci qualche risata. Personalmente era un po' che non li vedevo, ma mio marito li aveva incontrati poche settimane prima e allora aveva pensato che un sabato sera sarebbe stato piacevole. Non mi ero truccata, anzi indossavo un semplice vestitino d'organzina color rosso india e vista la confidenza mi ero persino concessa il lusso di rimanere scalza come quando sono sola in casa, avevo preparato qualche piatto freddo con l'aiuto di un'amica e aspettavo così con mio marito il loro arrivo ... Eccoli!!! diamo il tiro e vedo salire Giovanni con una persona che non conoscevo. Entrò e mi chiese scusa, ma era un suo amico, aveva dei problemi con la moglie e quindi non poteva dirgli di non venire, sapeva che il problema non ci sarebbe stato, quindi passammo dopo le solite chiacchiere di prassi a sederci in terrazza, protetti dal gazebo che io adoravo da sempre. Mangiammo con tranquillità e Giovanni chiese se volevamo farci una partitina a carte, io non amo giocare così risposi che avevo delle cose da sistemare nell'armadio e riordinare in cucina e che preferivo lasciar fare solo a loro, promettendo che ogni tanto sarei apparsa per fumarmi una sigaretta, un caffé od offrire una fresca birra. Trascorso un po' di tempo, trovai così carino portare al tavolo un limoncello fresco, certa che tutti e tre lo avrebbero gradito, ma mentre versavo il liquore, sentii la mano di mio marito accarezzarmi le gambe da sotto la gonna, cercai di scostarmi, ma il suo toccarmi fu più deciso e quindi per non essere scoperti, feci in modo di rimanere indifferente, cercando di dialogare come se nulla fosse, finalmente le sue mani si staccarono ed io mi allontanai, imbarazzata, ma allo stesso tempo compiaciuta di quel suo gesto... passarono pochi attimi e l'amico di Giovanni mi chiese di fumarmi con loro una sigaretta, non potevo negarmi così mi ripresentai sorridente al gazebo, sedendomi sulle gambe di mio marito. Alberto mi chiese così approfittando della pausa da quanto fumavo e un paio di cose inerenti al mio lavoro e mentre io mi apprestavo a rispondere, risentii nuovamente le mani di mio marito percorrermi le cosce, giocare sulle ginocchia e poi salire sino allo slip, quelle dita mi fecero quasi sobbalzare, ma lui pronto mi spinse verso il tavolo, mi allargò un po' le gambe, ma io pronta chiesi scusa a tutti, dicendo che dovevo chiamare mia madre al telefono e che sarebbe divenuto troppo tardi, poco dopo fingendo che mia madre volesse parlare con Carmelo lo chiamai dentro casa e senza tanti giri di parola gli dissi che non mi piaceva il gioco e che se ne sarebbero accorti, lui disse "ma che dici Sofia? Loro sono tranquilli in buona fede, credimi... comunque se non vuoi lascio perdere" "Ecco bravo lascia perdere", lo liquidai con tono secco dirigendomi verso la camera. Trascorsero poco più di 20 minuti e lui mi richiamò nuovamente. "Amore! Amore! Ci porteresti un caffé?" Amavo il caffé e quindi non mi feci ripetere due volte la richiesta, del resto Carmelo poi non aveva fatto chissà cosa e io non avevo bisogno di avercela ancora con lui. Misi tazzine, zuccheriera e moka sul vassoio, mi avvicinai serena al tavolo, convinta che si sarebbe comportato in modo corretto, invece appena si accorse che avevo la bollente moka tra le mani riprese a palparmi e con ancora più sfacciataggine, poi all'improvviso si fermò e con tono disperato disse: "Sofia, mi sono dimenticato di portare le chiavi dell'ufficio all'imbianchino, come faccio?" "Chiamalo" dissi con tranquillità, "è giovane, quindi non credo che a mezzanotte del sabato sera stia già dormendo. E fatti dire dove vuole che le porti e quando." Si alzò dalla panca e poco dopo lo rividi spuntare sulla porta del balcone dicendo che rientrava subito ma che doveva portare le chiavi a Mario o dopo sarebbe stato difficile, "Corro, voi giocate senza di me, allenatevi che poi vi spacco!" ridendo chiuse la porta. Io non curandomi di fare bella figura o meno, ma certa che non mi garbava rimanere sola con due uomini, annunciai che mentre loro giocavano sistemavo le ultime cose in cucina e poi sarei stata da loro con un bel paio di birre fredde. Rientrai così in cucina e mentre lavavo le tazzine udii la voce di Alberto: "Sofia! Sofia!!!! Posso andare in bagno un attimo?" "Certo", ma mentre stavo per indicargli la porta lui prese a sfiorarmi i fianchi, cercando con la bocca il mio collo. "Alberto ma che fai! Metti giù subito le mani!" dissi rigirandomi infuriata, ma lui mi spinse verso il piano di lavoro della cucina e mentre le sue mani mi alzavano l'abitino prese a cercarmi con la lingua collo e viso, le mie mani, le mie braccia non riuscivano ad allontanarlo, e allora presi a chiamare Giovanni. "Giovanni!" "Giovanni!!!" alzando il tono. Finalmente dal balcone sentii un "sìììììììììì" e i suoi passi dirigersi verso la cucina. "C'è bisogno di me?" disse con tono scherzoso. "Sì Giovanni, aiutami!" Giovanni veloce entrò dalla cucina, si diresse con furia verso noi ed io provai un attimo di liberazione, subito schiacciato dalla consapevolezza del loro accordo. "Ma che fai Giovanni? Pensa a Carmelo" Nulla... erano due bestie, palpavano i miei seni, sollevavano il mio abito, le lingue le sentivo ovunque, ma allo stesso tempo nessuno mi aveva toccato la natura e scoperto i seni. Pensavo velocemente che forse erano solo un po' alticci e così cercavo di calmarli e farli ragionare. "Vi prego, basta, ora arriva Carmelo... succede un casino... farò finta di nulla, ma fermatevi qui". Giovanni allora mi sollevò e portò sul tavolo, allargò le mie gambe, e senza togliermi lo slip disse ad Alberto: "Quando Carmelo arriverà, non avrà bisogno di spiegazioni, deve solo vedere questa puttana come ha lo slip bagnato di piacere!" "Ma che dici? Smettila!" cercai di scalciarlo, ma lui prese e bloccò le mie gambe con forza, mentre entrambi toccavano il mio corpo, sopra e sotto il sottile abitino... Le chiavi di mio marito!! Eccolo, finalmente era entrato. "Che state facendo! Ma siete pazzi!" Cercai di reagire, ma la reazione durò poco, Giovanni la bloccò senza fare troppa fatica e gli disse "guarda io ed Alberto l'abbiamo solo palpata, mica l'abbiamo scopata, vero Sofia?!" Dissi "sìì, sìì, sìì, ma ora basta vi prego!" "Visto Carmelo, mica l'abbiamo violentata, volevamo solo capire cosa provava prima, quando lo facevi tu". Indignata mi girai verso mio marito urlandogli un sonoro e deciso "visto stronzo!!!???" Mi aspettavo un viso sconcertato invece lui mise le sue mani sullo slip e con fare deciso rispose "Sì ho visto che le loro mani ti garbano, vedi come sei bagnata troiaaaaaa!!!!" Non credevo di essere in me, erano impazziti tutti, pensai, ma il tempo di riflettere e non capire mi fece in un attimo trovare con sei mani sul mio corpo, dove mio marito mi calava lo slip, Giovanni strappava l'abitino e Alberto mi accarezzava collo e viso cercando di mettermi le dita in bocca, bocca che ovviamente non aprivo. "Sofia!!! Vedi di non fare scherzi, i miei amici vanno trattati con rispetto, se solo ad uno farai del male ti pentirai veramente di quello che hai fatto" prese così una macchina fotografica e si fece fare qualche foto mentre mi leccava e non solo, e poi scattò qualche foto ad Alberto, con il suo arnese vicinissimo alla mia natura, aggiungendo "ecco con queste siamo tranquilli, se farai delle cazzate le farò vedere a tua madre e tuo fratello" ...pensai persino che stessi sognando, come poteva Carmelo aver detto e fatto queste cose? Ma i pensieri si mescolavano ai fatti e gli altri due ormai certi che io non potessi più fare nulla contro di loro presero vigliaccamente coraggio. All'inizio tutti dissero "non saremo cattivi, e non inizieremo il gioco senza che a te piaccia, divaricarono così le mie gambe, si calarono i calzoni, e mentre iniziavano a toccarsi l'asta presero ad alternare il loro dito vicino alla mia natura, e ad ogni mio gridolino o movimento a commentare o fare una nuova mossa. "Guarda! Vedi? Secondo me si sta schiudendo. Accarezza solo il bordo del buchetto..." "Bravo così! Senti che è umida???" L'altro dito ruotava sul mio clitoride e insieme decisero che era troppo duro e grosso il mio cazzino per non piacermi ciò che stavano facendo. "Sofia ti piace?" "No! No! No! Smettila ti prego!!!" urlavo, e subito la voce di Giovanni diceva: "Dai è giusto Carmelo, è per rispetto a te che dice no. Insistiamo, non puoi pensare di farla passare per quella cagna in calore che è..." Alberto propose di spennellarmi i peli con la lingua e così fecero, sino a quando io emisi il primo lamento. "Visto Carmelo? visto!?!?!" Alberto subito mi scostò più in fuori del tavolo, ora il mio corpo era solo appoggiato ad esso con la schiena, uno teneva una gamba e l'altro l'altra, mentre mio marito mi leccava la topa ormai aperta e vogliosa. "Dai mettici un dito! Che aspetti?" e lui prese così a leccarmi il clitoride mordendolo, mentre un suo dito mi penetrava. "uno?!!?!? Dai su!! Che devo dirti io come e cosa vuole tua moglie?" Mio marito mise il secondo. "Dai 3!!!" "Almeno tre e che cazzo!!!" Mentre guardavano si toccavano i loro membri e si gustavano lo spettacolo che stava avvenendo tra le mie gambe. Allora Alberto disse: "Giriamola. Anzi mettiamola sullo schienale del divano". Il mio ginocchio era sul bracciolo, l'altra gamba divaricata a terra ed il mio corpo in bilico, seminudo. "Giochiamo ai dottori!" disse Giovanni scaldando ancor di più la temperatura di tutti (me compresa). "Dai Alberto metti il termometro di carne in bocca alla signora, vedi quanto è in calore!" Presi a leccarlo lenta mentre lui lo sprofondava nella mia gola ingorda... "E lei assistente mi porti qualcosa di duro, e poi si metta a leccare il pulsantino della paziente". Mi ritrovai quindi con l'uccello di Alberto che mi riempiva la bocca e la saliva che mi colava lungo il collo, mentre le sue mani mi toccavano il viso ed i seni, intanto Carmelo aveva raggiunto la camera e preso dall'armadio i nostri toys. Giovanni allora aggiunse "Ma qui c'è da perdersi... scelgo per ora il più tranquillo, liscio, colorato e lungo il giusto. Come prima cosa credo sia perfetta, sarà poi il tempo a farmi cambiare idee e attrezzi". Accese il vibratore e come il migliore dei porci lo avvicinò alle mie pareti. Ero impazzita di piacere, ma Giovanni ordinò a Carmelo di iniziare a succhiarmi il bottoncino avvertendolo di non fare cadere nemmeno una goccia del mio piacere. Era Giovanni che conduceva il gioco, e devo dire che era quello che sapeva forse meglio le regole. Mentre succhiavo Alberto, e mio marito succhiava avido me, Giovanni prese a toccarmi con le dita, per poi massaggiarmi l'altro buchetto... Buchetto che io non avevo mai usato, e mi affrettai a dirglielo. "Non ho fretta Sofia" mi rispose con tono eccitato e serioso "ma con le dita voglio giocarci quindi taci, e sappi che se farai la cattiva sari punita con del sesso anale". "Vedi? Vedi Carmelo? Guarda che buco da cavalla ha tua moglie. Chiedile se vuole che la scopi". Dissi di no, e allora lui disse a tutti di fermarsi e tenermi immobile. Capivo cosa stava dicendo, nonostante ipocritamente fingessi di non comprenderlo. Lui allora prese il vibro più grande e iniziò a far entrare la punta. Mi contorcevo dicendo di smetterla e lui fermava il gioco per poi riaccenderlo e usarlo dopo pochi attimi, quando ad un tratto mi prese a riempire di sculacciate. "Ora basta!!! Sappiamo come sei e cosa vuoi e se siamo qui è perchè ci sono delle cose da regolarizzare. Tuo marito ci deve 8.000 euro e noi gli abbiamo fatto una buona proposta: tu puoi essere il suo conto saldato, devi però valerne la cifra". Presi a piangere, scalciare, a dire mille parole brutte e cattive a tutti, ma specialmente a quello schifoso di mio marito, ma Giovanni, che era uno che sapeva il fatto suo, mi prese con fermezza il volto e disse "a noi non frega di dire che tu sei stata la nostra porca di una notte, noi vogliamo il conto saldato, a te piace, quindi fatti fare di tutto e poi scornati per i cazzi tuoi da sola con il tuo uomo. Non sono fatti nostri le liti tra voi, mi hai capito!!??" "capitoooooooooo!!!???" Stavo per dire un sì che lui mi aveva già messo il suo membro in gola, le sue mani mi palavano e stringevano i capezzoli "vuoi allora? O dobbiamo fermarci? Vuoi???" Dissi lasciandomi andare un "sì!"...

"Bene" disse con tono alto e soddisfatto Giovanni, "ora che anche Sofia è d'accordo, io propongo sadicamente una pausa, ormai la voglia scorre nel tuo corpo, quindi solo quando sarai soddisfatta come meriti ti darai pace. Vorrei però, e credo tu comprenderai le mie richieste, che tu ti andassi a fare una doccia, e poi ti truccassi abbondantemente per noi, e visto che non sono cattivo come sembro ora ti consegno questa busta, certo che indosserai volentieri per noi queste cosucce". Andai così a farmi la doccia richiesta, pensando che in fondo in fondo 8000 euro non erano poi pochini e che le richieste dei due amici non erano poi così ingiustificate. Uscendo dal bagno mi ritirai in camera mia dedicando una buona mezz'ora al trucco, poi aprii la busta ed iniziai ad osservare con quanta cura e precisione di misure avessero scelto le cose per me. Presi così ad indossare uno slip molto carino, nero di pizzo e con i laccetti dietro che facevano intravedere l'esatto centro del mio culetto poi misi il balconcino che per via del mio seno risultò un po' strettino, ma sensualissimo... nemmeno mi sembravo io, pensai guardandomi allo specchio, e senza troppo pensare e soffermarmi indossai il mini abito della shirley nero di pizzo e raso. Misi il reggicalze e le calze, ed in fine le scarpe altissime nere che erano dentro ad una elegantissima scatola... mi diedi gli ultimi colpi di spazzola, mi osservai allo specchio per vedere se tutto era in ordine e uscii dalla stanza. I tacchi fecero girare immediatamente Giovanni, Carmelo ed Alberto, e devo dire che tutti e tre rimasero senza parlare per qualche attimo, Giovanni mi porse la mano e cogliendomi di sorpresa la baciò con fare elgante "Sei gli ottomila euro spesi meglio della mia vita, Sofia..." mentre iniziava a struscirsi sul mio corpo, la sua lingua mi cercava l'orecchio e si intrufolava ovunque, mentre Alberto, iniziava ad allungare le sue mani lungo i mie fianchi, giocando con lo strofinare del sali e scendi dell'abito sul mio corpo. Lanciai un occhiata a Carmelo che subito abbassò lo sguardo, come per farmi credere che si vergognava, sorrisi, mentre con la mano presi a cercare le due patte di quei focosi uomini. "Sofia non farlo! non voglio! ti prego, troverò una soluzione! Perdonami..." Giovanni si arrestò un attimo, facendo scivolare la sua mano dal mio corpo, io allora mi girai verso di lui e inginocchiandomi presi a liberare il suo uccello ormai duro. "Brava Sofia, così mi piaci. Fai vedere a lui chi sei, e tu Carmelo se non sei un idiota, non farti scappare questa occasione, vero Sofia?" Mi alzai, andai verso Carmelo e lo portai vicino agli altri due "Vieni,ora non curarti di nulla, avremo tempo di parlarne ma ora lasciami saldare il tuo debito". Si sentì così finalmente Alberto "Io andrei in camera per un po', voi che dite? Ho visto che hanno il letto a baldacchino e la cosa mi eccita..." Come in una danza ci ritrovammo nella stanza, tutti e tre si sedettero sul bordo del letto, togliendosi i pantaloni e rimanendo semi nudi, e poco dopo senza nulla. "Dai Sofia mettiti in ginocchio e per un po' sbocchinaci" mi suonava strano quel modo, ma allo stesso tempo il riflesso di me allo specchio mi fece guardare la cosa come se quella non fosse la mai solita camera, ma la camera di una puttana di alta classe, quindi decisi di immergermi al meglio nel personaggio e dare il meglio di me stessa. Mi chinai così tra le gambe di mio marito, e presi lenta a leccare il suo glande. Non era durissimo, ma io continuai sino a fargli dimenticare che non eravamo soli, la mia lingua percorreva la sua asta ed ingorda mangiava la sua cappella, per poi spennellarmi l'asta da fuori e scendere per poi risalire. Alberto intanto mi guidò verso di lui ed io iniziai a fare altrettanto anche con la sua verga, una verga non lunghissima ma nodosa. Non mi fu difficile ingoiarlo tutto, e da come gemeva capivo che stavo andando benino senza che nemmeno mi dicesse nulla. Mi alzai e andai verso Giovanni, lo feci andare più indietro, salì con le ginocchia nel letto e presi anche con lui a spompinarlo lentamente, pochi su e giù e senza nessun ordine mi girai, ora lui aveva la mia topa sul suo viso ed io il suo splendido uccello tra le mie labbra. Il sali e scendi della mia bocca riempì la sua asta di saliva e vederla colare era una cosa che mi stava piacendo moltissimo, la sua lingua intanto si divertiva a darmi qualche colpetto, anche se comprendevo che voleva godersi a pieno il mio lavoro e decidere lui quando gustarsi la mia succosissima fragola. "Ahh sììì!!!" pensai. Presi allora a leccarmi un dito non fermando mai la mia testa, il mio dito bagnato giocava sul suo ano, ano che stringeva, e cedeva per il piacere. "Sofia, ora forse è troppo" dise notando che non era mia intenzione smettere, ma io scesi succhiando e mordicchiando le sue palle e mentre a lui uscì uno strozzato "mamma mia" infilai dolce il mio dito dentro il suo verginissimo ano. Mi morse la patatina ormai fradicia, dicendomi ritmicamente per almeno qualche minuto "Porca! Porca! Porca!" poi come impazzito mi capottò sul letto, allargò le mie braccia, si mise sopra con le sue due gambe ordinandomi di leccargli le palle e di non gemere qualsiasi cosa sarebbe successa. Sapeva che lui mi stava piacendo, e capiva che era di lui che avevo voglia, ordinò così ad Alberto di iniziare a leccarmi dai piedi. La sua lingua sulle calze era sensualissima e quando Giovanni disse a Carmelo "E tu che fai? Guardi solo? Vedi di leccare l'altra gamba..." provai un certo disagio. Quelle gambe divaricate mi facevano sentire volgare, provai allora a richiuderle, ma sia Alberto che Carmelo non mi permisero di chiuderle come desideravo. Ogni tanto Giovanni mi metteva il suo glande in bocca, divertendosi per come lo cercavo, ma ormai certi giochi erano solo nostri ed entrambi ci comprendevamo con i soli sguardi. "Dimmi, Carmelo, cosa piace da impazzire a tua moglie?" Carmelo rise "Dai! dai! Passa all'opera, facci vedere cosa sai fare!" Carmelo allora, prese a far salire la sua lingua lungo l'interno coscia, ed io iniziai a contorcermi come una serpe. "Guarda! Guarda Alberto! Vedi quanto è maiala? Se con uno fa così non oso pensare con due..." rise guardandomi negli occhi. "Sai Sofia, il patto è che non devi gemere o io non ti darò il premio che vuoi!" in codice mi stava praticamente dicendo che non mi avrebbe scopata lui, io allora cercai di dire uno stupido "ma che premio" che la lingua di Alberto prese a salire e farmi sobbalzare. "Ricorda Sofia, il premio..." quelle due lingue mi stavano tormentando, ero e mi sentivo impazzita, e lui ogni tanto mi diceva "allora Sofia, che facciamo? ti piace? facciamoli continuare ancora, che dici?" Il suo sadismo mi faceva impazzire, con la testa dicevo no, irrigidendo le gambe e mordendomi le labbra per para mi sfuggisse anche il più piccolo dei lamenti. "Brava a Sofia! E ora cosa piace a tua moglie?" Carmelo non so se stesse capendo cosa faceva in realtà Giovanni, mi guardò e disse "Sofia che faccio proseguo?" lo guardai, avrei voluto dire no per poter resistere, ma Giovanni non sarebbe stato stupido e mentre io dicevo "sì" lo sentii rispondere "Ehi bello, sei tu che devi pagare tua moglie, deve uscirne soddisfatta capito!?!?!?" Quasi balbettando, Carmelo si alzò dal letto, aprì il comò e prese fuori un sacco di cose nostre. Avrei quasi voluto dirgli "Ma sei cretino???" speravo infatti lui avesse svelato il minimo, invece mi ritrovai con il letto pieno di corde, bende, toys e tanto altro. "oh oh, guarda la signora..." disse Alberto "ma allora siete due pervertiti DOC" aggiunse ridendo quasi maniacalmente, e prese a giocare con le corde. Notai subito che sapeva fare i nodi e in poco tempo aveva messo la corda alla testata del letto. "No! No!" disse Giovanni "Io la metterei su, ai ferri del baldacchino, reggerà" i miei occhi cercarono quelli di Carmelo, quasi per dire "digli di no" ma già Alberto aveva appeso la corda in cima e fatto una prova su se stesso. "Se regge me reggerà anche lei, non credi?" Giovanni sorrise. "Bene, che ne dici l'appendiamo?" Carmelo allora timido aggiunse "ma sai Giovanni prima io faccio qualche cosa per scaldarla, vuoi che lo faccia?" "certo!!! devi, anzi se perdi un altro paio di milioni di vecchie lire sono già pagate." Scoppio a ridere, sapeva che ora nemmeno un mezzo segreto si sarebbe tenuto. Mio marito allora prese a scostarmi appena lo slip e con le dita iniziò lento a sfiorarmi le labbra e il bordo dello slip. Feci un salto e un altro ancora, lo allontanai con la mano, che subito mi venne bloccata. "Alberto prova tu, anzi sai cosa ti dico? Se la fai gemere ti lascio l'onore di appenderla e frustarla. Ti do 5 minuti. Vediamo..." Alberto allora prese ad accarezzarmi lento e poi deciso, sino a quando Giovanni disse il fatidico "Fallo con la lingua! dai falla godere!" quella lingua sullo slip mi fece accendere del tutto, urlai impazzita inarcando la mia schiena e tirando i miei nervi oscenamente. Giovanni allora si tolse dalle mie braccia, si mise davanti a me e con fare ironico mi disse "Ora Sofia tocca a noi, non avrai mica pensato che non ti davo il premio?" Sorrisi vogliosa, e quando lui mise la mano sui miei slip per toglierli sobbalzai come una molla. La sua mano era veramente irresistibile e appena riuscì a sfilarmi lo slip, avvertii la sua lingua penetrarmi come un piccolo cazzino quella dilatatissima vagina in calore che mi rappresentava come la peggiore delle ninfomani. Senza vergogna orgasmai subito nella sua bocca e in poche mosse lo inondai ovunque, era compiaciuto del mio godermi lui, e avvertivo in ogni suo gesto il bisogno di dare il meglio per aver da me tutto. Disse "Alberto ora legala". Alberto mi sollevò come un salame divaricando le braccia legandole al baldacchino e le gambe tese alle bande del letto per come era possibile, prese così il frustino e, dopo avermi accarezzata tra la natura e sui capezzoli, lasciò andare qualche sonora frustata. "Ahi! Ahi!" dissi a voce decisa tirando indietro il collo. "Zitta!!" mi ordinò "Questo è nulla, hai fatto male Carmelo a farmi vedere queste cose, io sono stato master per anni, sai? quasi terrorizzata lo osservai per qualche attimo, ma in fin dei conti il dolore non mi aveva amai spaventata, anzi... spesso Carmelo si era fermato ai miei "ahi" mentre io volevo solo che lui continuasse. "Bene. Hai pinzette per capezzoli?" "No" dissi. "Male, Carmelo prendimi le mollette da ufficio, le hai quelle per i fogli? Quelle che fanno male, malissimo?" "Ma scherzi" dissi. "quelle da rilegare, sì, esattamente quelle. Dai su valle a prendere" fortunatamente non le trovò, e allora Alberto scese dal letto e ritornò con il suo portachiavi, due moschettoni e una catenella. "Questi andranno benissimo" disse "Prendimi una candela per favore, corri" Carmelo andò in cucina e questa volta trovò la candela richiesta. Vidi così le mani di Alberto avvicinarsi al capezzolo, toccarlo, farlo indurire, leccarlo... "Sei pronta a godere baldracca?" e stringeva, mentre dicevo un lieve sì. Il moschettone si strinse al mio capezzolo e la mano di Giovanni accarezzò la mia fichetta bagnata dai vari piaceri, Giovanni continuò a palparmi il culo e i peli, per poi ogni tanto far scivolare un dito nella mia calda fessura, un dito che poi toglieva e mi faceva leccare avidamente... Intanto Alberto mi aveva fatta urlare per la seconda volta "che urli!? Il meglio deve ancora venire, taci schiava! Taci! E tu, Carmelo, vieni qui, passa sotto la catenella, prendila in bocca e fingi di essere un cavallo". I miei capezzoli erano pieni di dolore e Alberto prese ad accarezzarli dolcemente. "Vedi? Sono bravo, ora la bua passa vero?" Dissi di sì, lui allora mi richiese "Hai ancora la bua? Dillo a zio Alberto" Ridissi "sì" ma in quell'attimo mi giunse una serie di frustate sul sedere. I colpi mi fecero così fare un salto in avanti, spinsi Carmelo che a sua volta cadendo mi strappò i moschettoni. Il dolore era stato così intenso che credetti di aver perso un capezzolo. "Leccali Giovanni, fai passare la bua alla schiava" Giovanni li leccò e con dolcezza mi chiese se andava meglio "Sì grazie! grazie!" "Mica sono Carmelo, fammi vedere" mise le mani tra le gambe e notando che ero bagnatissima mi morse i seni, urlai di piacere godendo come una fontanella impazzita. "ehi che fai pipi?!?!" Scoppio a ridere. "No no guarda tua moglie! Ha goduto! Ha schizzato! E tu che dicevi che non accettava..." Mi innervosì la cosa, ma in fondo era vero "Non perdere tempo" disse Alberto "Vieni! Ora devi toccarla con il frustino sotto e appena ti gira dare un colpetto secco" Mi rimise le mollette ai seni tirandoli però lui, mentre Giovanni toccava e mi faceva leccare il frustino per poi ancora passarlo tra la natura e all'improvviso... "Guardale la faccia! Diventa un angelo, le piace da impazzire! Continua dai! Dai" E uno, due, tre colpi. Ed io godevo. Il frustino usciva ogni volta sempre più grondante ed io ormai non mi vergognavo di nulla, intanto Carmelo si stava masturbando, quasi arreso, sulla poltrona. "Idea!" disse Giovanni "slegala, dai!" Mi slegarono finalmente, i polsi erano indolenziti. "Ora Sofia ci fai vedere come usi i toys" Mi fece mettere agiata tra i cuscini e mi consegnò il primo, era un dildo di 20 cm. Presi così a giocare con la lingua e dopo un po' a farlo lentamente entrare "Ecco! Brava la Sofia! Vedi che bel viso che ha? Se ora potesse si prenderebbe 100 cazzi, vero?" Mi penetrai più giù senza rispondere, e lui pronto mi porse un toys a forma di spada. "Vieni, ti penetro io" dissi "Vedi come è grosso e lungo? Io non lo metto mai tutto" Lui avvicinò la spada e disse "guarda che bravo che sono!" mi toccò l'inguine, mi sfiorò le labbra, mi succhio il clitoride, e la spada entrò quasi tutta. "Che imbarazzo" pensai per poco, ma quell'arnese mi piaceva, ero impazzita. "Ora sai cosa faccio Sofia? Ti darei il premio che meriti". "Merito?" "Già!" Prese un toy con le sfere, di quelle che hanno il glande che ruota in un sacco di modi e vibra in 6 o 7 modalità. "Girati a pecora e fammi guardare come ti scopi." Mi girai, e lui prese interessato a guardarmi. "Sì Sofia! Hai una faccia che non scorderò più penso. Io ne ho conosciute di donne, ma credimi tu dai dei punti a tante!" Sorrisi infilandomi dentro il vibratore e godendomi il delfinetto che mi titillava il clitoride. "Ti rompe se mi meno l'uccello?" Mi stranì la domanda e risposi divertita "No, perchè dovrei?" Pensai persino "Che stronzo vuole io gli dica di scoparmi" invece lui si alzò, mi toccò le natiche accarezzando le cosce, raccolse il mio bagnato, lo passò sul mio buchetto ancora inesplorato e senza perdere tempo prese a sodomizzarmi. Il suo cazzo era di marmo, gonfio, duro e lo sentivo tutto. Il dolore era solo piacere e devo dire che per 8000 euro ne era valsa la pena aver preso due uccelli contemporaneamente più una serie di frustate. Sfiniti godemmo e cademmo in un sonno profondo e quando mi risvegliai al mio fianco trovai solo Carmelo. "Ho sognato" pensai, sorrisi felice, e con un po' forse di amaro scesi dal letto, raggiunsi la cucina e trovai 8000 euro in assegno sul tavolo intestati a Sofia. Se vuoi guadagnarteli io ti aspetto, ma per sempre, non solo per una notte." Mi vestii e truccai come una puttana e lo raggiunsi nella sua stanza. Mi feci sodomizzare tutta la notte e per mille notti ancora, e anche giorni e pomeriggi. 8000 euro erano duri da saldare anche perchè dietro vi era scritto che ogni goduta sarebbe stata da un centesimo...
 

 

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